
CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / IL PERCHE’ DI UN CALCIO SPECULATIVO
(Gianni Barone) – Lo sappiamo tutti, inutile negarcelo: le soste del campionato per le nazionali, oltre ad essere interminabili, sono obbrobriose per lo sportivo medio e per il tifoso militante; sono, in poche o altre parole, una “noia mortale”. Credo che non tutti traggano giovamento al proprio gusto e al proprio divertimento (che manca sempre più) dallo spettacolo della Nazionale, al punto che, qualunque sia l’esito degli spareggi, serpeggia una sorta di fatalismo, in chi ormai convive con lo scetticismo, da una vita, e non riesce a trovare alcun motivo o spazio per riuscire ad entusiasmarsi per davvero, davanti allo spettacolo di una Nazionale, che fatica a farsi apprezzare e ben volere, o di squadre italiane che in campo europeo arrancano e crollano clamorosamente di fronte ai colpi assestati da parte di chi gioca più veloce, con più ritmo e vivaddio (sempre che do bali) con maggiore qualità.
Cosa resta, quindi, allo sportivo medio e al rigido tifoso militante, deluso e avvilito più che mai? Il campionato? Il mercato? Sapere cosa farà la propria squadra fra un po’? Sempre che riesca a centrare l’obiettivo… Forse tutto o forse niente di tutto ciò che, al momento, in queste pause oziose ed interminabili, qualcuno cerca di tirare fuori con argomenti che non sempre possono interessare la moltitudine che attende, aspira e non si arrende.
Lato Parma, preso atto che occorrerà attendere solo qualche turno, prima di tirare un respiro di sollievo, più del gioco che non c’è, non c’è mai stato e mai ci sarà, con questa gestione tecnica che non ha, sotto questo aspetto, scaldato i cuori di nessuno, e chi sostiene il contrario lo fa solo per amore di patria e di casacca, ciò che rimane è immaginare gli scenari futuri societari, gli obiettivi e i soggetti che porteranno avanti i programmi: interessano gli organigrammi e le notizie (?) sulla questione stadio, che non arrivano mai e poi mai.
Della questione campo, partita, scelte, tattiche e strategie di gioco e preparazione, interessa a tutti un fico secco. E noi abbiamo tutti un gran da fare nel cercare di sollevare questioni di natura tecnica, tematica relativa al gioco posizionale e al contropiede che non vi sono e sul perché non vengono attuati, quando a nessuno ne può fregare di meno di tutte queste cose.
Non interessa neanche scoprire o scovare il perché un tipo di calcio più conservativo, speculativo, difensivo abbia avuto la meglio rispetto ad ogni logica di calcio giocato, propositivo, spettacolare, offensivo, spumeggiante (una volta veniva definito champagne
) che molti desidererebbero vedere anche a queste latitudini, ma si devono accontentare di vederlo e ammirarlo solo in un altrove impossibile e inimmaginabile di poterlo importare, facendolo sbarcare nei nostri porti e nei nostri lidi calcistici.
Il meglio non s’importa mai, il peggio quasi sempre, e lo si include con estrema facilità e naturalezza, senza che nessuno possa avere il diritto di dissentire e di non essere d’accordo, ad ogni livello in ogni ambito e non solo in quello calcistico, l’unico di nostra competenza attuale. Però, ciò che abbiamo sempre avuto, la nostra tradizione non va e non andrebbe dispersa con troppa leggerezza, ed infatti le ragioni di un calcio speculativo che nessuno ama, a parole e nei sentimenti più intimi, viene praticato dalla stragrande maggioranza di squadre del nostro torneo, da chi lo fa in forma mascherata e da chi lo propone in forma assolutamente più esplicita come il caso del Parma di Cuesta. Che, per caso, è già diventato un caso sul quale, nonostante qualche estremo e disperato tentativo di discuterlo, nessuno, forse per ignavia, indolenza e solo per mera rassegnazione, riesce a trovare le forze per spiegarlo e farlo comprendere, tanto si sa che il fine giustifica i mezzi, da che mondo è mondo e da che calcio e calcio.
Ma era questa l’intenzione iniziale, al di là degli obiettivi dichiarati, quasi raggiunti, che la società (di cui io amo sempre poco parlare, anche se l’argomento è sempre molto sentito dal tifoso medio Crociato) si era proposta dopo l’ingaggio a sorpresa di un tecnico, talmente nuovo e sconosciuto, che al “Carneade chi era costui” di manzoniana memoria, ne ha fatto e ne fa un baffo? Non credo che nessuno se lo sarebbe aspettato di vedere un calcio di queste dimensioni a Parma, quest’estate, nemmeno Pettinà che (stando alle dichiarazioni dell’AD ) lo avevo scoperto e suggerito.
Perché di autentica scoperta si è, e si era, proprio trattato, senza nessun dubbio, e senza nessun timore di essere smentiti, quella di individuare il profilo giusto fuori da ogni logica e da ogni schema mentale e tecnico consolidato e affermato, forse anche per stupire e per non essere scontati e banali nello scegliere ciò che mercato e mercatologi, potevano avere in serbo o individuate secondo la prassi comune. Qui, di comune, non c’era niente e gli effetti speciali che tutti si attendevano da una scelta così unica e rivoluzionaria, si sono strada facendo, dispersi, annacquati fino a quasi a smaterializzarsi del tutto, quando al posto dei fuochi d’artificio
e ai lampi di gioco annunciati o evocati da una fantasia che pretendeva di emergere e di assurgere al potere, ci si è trovati di fronte al cosiddetto “ blocco basso”, che dà densità e compattezza e concentrazione dietro, allo scopo di non far giocare o far giocare male l’avversario e nulla più, e nulla d’altro sul piano delle controffensive tipiche del catenaccio, da cui tale atteggiamento trae le origini e le ispirazioni, come il contropiede, sempre poco utilizzato, perché non studiato o preparato a dovere in allenamento e non solo, non attuato, per mancanza di interpreti adatti o efficaci come lungamente affermato a mo’ di scusa o di giustificazione per il mancato utilizzo di ripartenze lunghe (cit Cuesta).
Siamo tutti in presenza di un fenomeno strano, unico, assoluto, ma accettato, di una squadra che, pur segnando meno di tutte le altre, gode di una posizione di classifica e di una apparente (e momentanea) tranquillità che altre compagini più prolifiche non si possono assolutamente permettere, in un gioco, quello del calcio, in cui tutto è possibile e in cui tutto può capitare, però fino ad un certo punto, poiché esistono schemi tattici e di pensiero a cui occorre attenersi e da cui risulta difficile non prescindere.
Eppure, nonostante tutto ciò, la navicella Crociata guidata da Cuesta, ultimamente un po’ meno o più lentamente, si muove fra i marosi di un campionato italiano non bello e avvincente come un tempo, il lamentismo di esperti e di esteti, non trova controindicazioni al momento credibili o efficaci. Navighiamo a vista, si dice così, quando non si hanno argomenti plausibili per affermare il perché del verificarsi di cose che sfuggono alle più elementari e semplici spiegazioni e comprensioni. Così è, anche se non vi pare…
Però, quando qualcuno dice che tutti giocano a cinque dietro e mancano sempre di più i fantasisti perché sulle trequarti giostrano mediani avanzati e non creativi del pallone, per certificare la crisi consolidata dello spettacolo, e l’abbassamento del livello tecnico ad ogni livello, noi provocatoriamente, facendo imbufalire molti tifosi, memori di Arzignano e dintorni anno 2015-2016, tiriamo in ballo che non sempre il calcio è così scarso e giocato a ritmi bassi, invitando tutti a dare un occhiata al campionato di serie D (voi direte, forse a ragione che do bali per davvero) dove chi ha la migliore difesa, è il caso del Lentigione, al vertice in coabitazione nel girone D, gioca veloce e sempre in verticale e non gioca a 5 dietro, non pratica il blocco basso, e tutti i suoi giocatori, pur partendo da schema fisso 4-3-3, a loro modo, sono tutti fantasisti, tutti creativi, proattivi, capaci di occupare nel corso della gara, le varie posizioni in campo, utili ad esprimere una manovra imprevedibile, capace di valorizzare al massimo le ripartenze e i contrattacchi, i cambi di gioco e le sovrapposizioni sulle fasce laterali. Cose che scarseggiano a livelli più alti.
Voi direte: sì, però in serie A è tutta un’altra storia, c’è più qualità, c’è più fisicità, c’è più tatticismo; questo è vero, però i concetti sono gli stessi ad ogni livello e i principi da attuare pure, ed occorre saperli coordinare e miscelare al meglio, senza rinunciare a niente, allo scopo di avere un numero sufficiente di soluzioni offensive, da alternare a seconda delle situazioni o delle circostanze. Variare schemi, movimenti, senza ruoli e compiti fissi o fissat
