CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / PARMA PIU’ CHE FORTE, FORTINO

(Gianni Barone) – Vi ricordate la telefonata che salva la vita nello spot d’antan con protagonista Massimo Lopez, nei panni del condannato a morte che riesce a rimandare la sua esecuzione grazie allo stratagemma dell’ultimo desiderio? Ecco ora che lo stesso sequel viene riproposto, attualizzato, la frase forte dello spot pronunciata dallo stesso Lopez diventa “più che forte, fortino”, che sembra fotografare al meglio la situazione del Parma che più che forte, visto che in attacco non concede lampi, è fortino, non nell’accezione diminutiva del termine, per come riesce a reggere l’urto e seguita a non subire gol o subirne pochi (è la ottava miglior difesa del torneo: meglio hanno fatto solo le sette squadre che al momento sarebbero qualificate per le coppe europee) allungando la striscia positiva, e dimostrando con la compattezza e solidità difensiva di essere in grado di scavare tra se e la zona retrocessione un solco non profondo, ma profondissimo, misurato in ben dieci punti, che lo pongono al riparo, asserragliato nel suo fortino, da ogni possibile compromissione con il discorso retrocessione, con una salvezza che si sta consolidando sempre più.

Ancora una volta vale la regola che da “primo non prenderle”, si stabilizza nel mantra del “primo non scoprirsi”, e questo lo compie anche quando su tre azioni di rimessa, ripartenze o contropiede che la Fiorentina gli concede, la squadra non si disunisce per niente, mantenendo il blocco basso, non facendosi ingolosire dalla situazione di capovolgimento di fronte, lasciando dietro la linea del pallone, avanzata, un numero cospicuo di uomini pronti, attenti, applicati, a non mollare gli ormeggi e a non sguarnire il fortino (e da qui la ragione del titolo) difensivo che rappresenta l’autentica “forza” di questa squadra, a cui fare gol, da parte degli avversari, risulta essere impresa alquanto proibitiva, se non impossibile, e lo score di due gol subiti nelle ultime cinque gare imbattute, sono un’oggettiva certificazione della sua stabilità e del suo equilibrio riconosciuto, che gli basta e gli serve per trarsi fuori da ogni tipo di pericolo futuro.

Poi, se il gioco offensivo non permette all’undici Crociato, di fare male o d’impensierire chi ha di fronte, come da proposito della vigilia espresso dal suo tecnico, diventa un qualcosa di non preminente e addirittura secondario. Incredibile, ma vero, che più vero non si può e non si deve, visto che, la squadra, pur cambiando le pedine, causa defezioni dell’ultima ora – ieri la prima volta in assoluto senza Bernabé – non ne risente nel rendimento, nella mentalità e nella strategia di gioco applicata alla tattica (o viceversa) che si rivelano azzeccate, nell’ottica non della vittoria, stante la sterilità offensiva di cui sopra, ma dell’aver evitato la sconfitta, ancora una volta in una trasferta, che alla vigilia, in virtù delle motivazioni della squadra viola, più in ambasce che mai, sembrava difficile e complicata.

Invece, la squadra viola non è stata né travolgente, né arrembante, palesando limiti strutturali evidenti, in una gara che più di calcio, sembrava una partita a scacchi♟, senza colpi di genio da ambo le parti, sin dall’avvio, che non ha subito accelerazioni e cambi di ritmo che hanno alla fine favorito al massimo il compito del Parma, che aveva tutto l’interesse a cloroformizzare, come poi è avvenuto, la contesa, chiudendo centralmente tutti i corridoi, e lasciando agli uomini di Vanoli, fischiati alla fine (ma anche all’intervallo) dal suo indispettito pubblico, solo la possibilità di effettuare innocui traversoni dalle fasce, puntualmente assorbiti e respinti dall’attenta batteria dei saltatori del Parma molto centrati.

Cuesta, alla vigilia, aveva promesso tre strade per raggiungere l’area avversaria, uno: palle inattive (inesistenti: un solo corner battuto), due: offensive posizionali e l’impiego di Cremaschi poteva far presagire un Parma più camaleontico da una fase all’altra, poi smentita dall’impiego dello statunitense, all’esordio come titolare, come vice Brit cioé quinto puro di destra, ed infine, tre: ripartenze, tre di numero in tutto, in cui, però, sono mancate la velocità di applicazione e sino sfumate nella precisione imperfetta e nella mancata abitudine a perfezionarle.

Tutto bene per la vocazione risultatista che esulta, ma non trionfa a scapito di quell’indole giochista che viene rimandata a data da destinarsi, semmai se ne avvertirà il bisogno e l’urgenza per chiamarle in causa per abbracciare la causa Crociata, che al momento ha dimostrato di poterne benissimo fare a meno. Fin che si può o se ne potrà. Gianni Barone

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