Rinaldi, vedi Napoli e poi giochi! La prima volta del portiere di Cavriago

«Fare l‘esordio in Serie A in questo stadio non lo immaginavo nemmeno nei miei sogni più belli». In poche parole è racchiusa tutta la felicità di Filippo Rinaldi, un ragazzo che ha realizzato il suo più grande sogno: debuttare con la maglia del club che lo ha svezzato in Serie A, contro un avversario del calibro del Napoli, in uno stadio prestigioso come il Maradona,

Da lì, forse, ora decollerà la sua carriera anche ad alto livello. Un‘apparizione inaspettata, anche per la famiglia: papà Roberto e mamma Elisa oltre alla sorellina Alice, da casa, avranno assistito orgogliosi alla prima maglia da titolare data, finalmente, dal Parma a Filippo, alla sua prima vera stagione in Serie A. E già questo poteva già bastare al ragazzo nativo di Montecchio e proveniente da Cavriago per ritenersi soddisfatto. Pippo, come lo chiamano i suoi compagni, però, è andato oltre e ce ne ha messo del suo per rendere l?esordio ancora più speciale: porta inviolata, statuetta di migliore in campo e un punto che pesa come un macigno per classifica e morale.

McTominay e compagni potevano pensare di avere vita facile e chiudere la pratica nel minor tempo possibile, ma non avevano ancora fatto i conti con il Parma e il suo nuovo portierone. Alla sua prima apparizione ufficiale in crociato, Rinaldi - con l‘aiuto della diga difensiva eretta da Troilo ed Estévez – ha contribuito a sbarrare la strada alla squadra di Antonio Conte con un paio di interventi degni di nota. Ma le sue parate non sono state le uniche protagoniste della serata del Maradona. Il portiere cresciuto nel vivaio parmigiano ha portato alla sua retroguardia sicurezza, leadership e tranquillità: aspetti non banali per un ragazzo che non metteva piede sul rettangolo verde da 245 giorni, esattamente 8 mesi. Il 14 maggio la data del 97° e ultimo match ufficiale tra i grandi giocato da Rinaldi, con la maglia della Feralpisalò, nei playoff di Serie C (contro il Crotone). Napoli è stata, a tutti gli effetti, una nuova prima volta per Filippo. E meglio di così non poteva andare.

Il titolo di migliore in campo, insignitogli dalla Lega Serie A, non è solo un atto di gentilezza verso un esordiente, ma un riconoscimento più che meritato. Sono state 4 le parate effettuate dal classe 2002 nel corso nei 90‘ in terra campana: 2 di questi interventi hanno impedito a McTominay, prima, e Højlund, poi, di portarsi in vantaggio - e mettere, momentaneamente, pressione a Inter e Milan in classifica. Parate non scontate, visto che i dati parlano di 1.08 gol evitati proprio grazie alle sue deviazioni. Rinaldi, però, si è reso protagonista non solo sporcandosi i guantoni, ma anche gli scarpini, più precisamente quello destro, suo piede preferito. Il portiere gialloblù ha toccato 59 tocchi, il che lo ha reso il terzo giocatore del Parma più impiegato con il pallone tra i piedi dopo Estévez (primo con 66) e Valenti (secondo con 65). Un aspetto che dimostra quanto il numero 66 crociato si senta a suo agio nella costruzione dal basso, oltre ad essere un‘importante prerogativa richiesta da mister Cuesta ai suoi portieri. «È una caratteristica che viene richiesta tanto negli ultimi anni. È un fondamentale su cui devo lavorare, ma diciamo che me la cavo»  aveva dichiarato Filippo in una passata intervista, ai tempi dell‘Aquila Montevarchi.

L‘ottima prestazione di Rinaldi è frutto anche della fiducia riposta in lui da staff tecnico e società, del rapporto di amicizia e (sana) competizione con Corvi, del lavoro quotidiano con gli allenatori dei portieri (Michele De Bernardin, qualche anno fa, e Nicola Pavarini, ora), ma soprattutto della forza del collettivo. Mister Cuesta, infatti, è stato in grado di compattare un gruppo nuovo, che rema verso un unico obiettivo, e che è in grado di superare le difficoltà. Sapere di avere alle spalle una squadra pronta a sostenerne e valorizzarne le capacità non può che aver fatto solo un gran bene a Pippo. I festeggiamenti a fine gara, i post di apprezzamento di club e compagni e, perfino, i complimenti ricevuti dal collega avversario Milinković-Savić sono un?evidente testimonianza di una prestazione subito all‘altezza della Serie A.

Dopo l‘infortunio di Suzuki erano sorti tanti dubbi, alla società in primis, sui due ragazzi made in Parma e se puntare su di loro fosse la scelta giusta o un azzardo. Corvi ha già dimostrato di valere il ruolo che si è guadagnato; Rinaldi lo ha appena fatto. Al Maradona, di fronte alla squadra campione d‘Italia in carica, in una gara non come le altre. Solo complimenti e applausi.

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