CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / QUESTIONE DI FEELING, NON DI SPIRITO

(Gianni Barone) – Chi insegna calcio dice che la tattica incide per il 10% nelle prestazioni delle squadre; chi scrive di calcio afferma che gli allenatori, invece, influiscono per il 10%, pure loro, e su tutto il resto, quello che manca cosa e quanto influisce? Di moda sono l’atteggiamento, l’approccio, e ultimo non certo in ordine d’importanza, lo spirito, come affermato da CherubinI (AD Crociato, vero capo macchina della navicella targata KK) dopo la pesante (sotto diversi aspetti non ben specificati) battuta d’arresto del Parma, caduto sotto i colpi di una Cremonese che, al Tardini, ha ritrovato lo spirito giusto, per una Pasqua di resurrezione anticipata in un campionato, che l’aveva vista, nel girone di ritorno, in piena caduta libera.

Ecco, lo spirito, che sostituisce la tecnica, o meglio la qualità tecnica, a cui tutti ambiscono e con motivazioni non sempre rese note o rappresentate con chiarezza, a partire dal primo dirigente federale fino all’ultimo dei tifosi, i quali passando per l’interposizione di giornalisti ed allenatori che si affannano ad anteporla (la tecnica, dicevo) ad ogni altro tipo di componente. Però, nell’alveo di una teoria della relatività, dalla quale il pallone non vorrebbe essere escluso, verrebbe voglia di sostenere che le percentuali di influenza sulla buona riuscita di una gara, da parte di un allenatore, oscillano tra il 10% per chi vince le partite e un buon 60 % ed oltre per chi le stesse, le perde pur non riuscendo mai a motivarne le cause o individuarne il perché le cose (e santi o maledetti episodi a favore o contro) non hanno girato per il verso giusto. Affidando, quindi, al caso, ed indirettamente la fortuna e alla sua faccia inversa, le sorti di ogni incontro in cui le mosse tattiche e le aspirazioni strategiche non sempre vengono evidenziate o spiegate bene o a dovere.

Quindi, ciò che diverge o deverge (cit. Bertoletti Mario, giornalista sindacale, parlando, illo tempore del recente defunto Bossi) cos’è, allora, nell’individuazione di cause e proporzioni su ciò che determina gli sviluppi degli eventi legati al calcio? In poche o altre parole “lei cosa ne pensa?”. E i pensieri che noi raccogliamo, nelle nostre dirette, dando voce a tutti, nessuno escluso, per arricchire la discussione e il dialogo civile e corretto, sono i più svariati, spesso, troppo spesso, legati all’impiego di un singolo rispetto ad un altro, rimpiangendo, sovente, gli assenti eccellenti (presunti tali) o attribuendo più spesso colpe individuali, rispetto ad errori collettivi, sempre molto difficili da scorgere.

E solo quando i peccati commessi in campo assumono dimensioni elevate, ecco che la critica all’allenatore di turno, che quando si perde, come detto, influisce con percentuali elevatissime sulla sconfitta, aumenta a dismisura al punto che ogni sua scelta, ogni suo tentativo di correggere in corsa, vengono sempre giudicati in negativo, nascondendo anche le migliori intenzioni della vigilia. E per mascherare il tutto o per trovare una via d’uscita, occorre individuare cosa è che non ha realmente funzionato, cosa si è inceppato, cosa “deverge”, appunto, e a cosa bisogna ricorrere per fare migliorare le cose.

Vengono in soccorso entità poco reali e concrete, che ognuno di noi ha l’agio, e la fortuna di scovare per motivare il tutto. Però, escludendo la tattica a volte, checché ne dicano docenti, discenti e critici, si corre il rischio di perdere di vista alcuni particolari, che incidendo seppur per poco, ci fanno comprendere molte cose che ai più sfuggono o che non vengono “afferrete” dando una visione un po’ distorta dei momenti di gara che andrebbero descritti e compresi con maggiore attenzione. Tipo i movimenti a incrocio e taglio, delle due mezzali del Parma, nell’occasoione, Sorensen ed Ondrejka, i quali, scontrandosi in un’azione di gioco, e terminati a terra entrambi, hanno vanificato un’opportunità offensiva che si è ugualmente sviluppata con un tocco da terra di Sorensen per un Pellegrino decentrato, che poi fa effettuato un cross rimpallato dalla difesa avversaria.

Episodio che risulta essere emblematico di un tentativo di proiezione posizionale del gioco andata a vuoto per il mancato coordinamento tra lo svedese e il danese che, poco avvezzi al movimento in deviazione e in diagonale sull fronte offensivo, sono andati in collisione, causa una non perfetta intesa, provata in allenamento, ma non realizzata e tradotta al meglio, nella situazione del contesto gara.

Particolari senza importanza, verrebbe da obiettare, che fotografano, però, una serie di indizi, che più che questione di spirito che manca, come autorevolmente annunciato, più semplicemente potrebbe essere questione di feeling tra i due, tradendo lo spirito tematico e romantico della canzone omonima del sommo cantore dei sentimenti Riccardo Cocciante.

Altro particolare che è sfuggito alla maggioranza disattenta, ma non ad un cronista vegliardo e nostalgico come me, è stato il comportamento in panchina di Marco Giampaolo, ancora una volta bestia nera dei Crociati, che ogni volta che batte il Parma, era già successo lo scorso anno quando guidava il Lecce, costringe Cherubini ad intervenire, al termine, stavolta in sala stampa, l’altra volta a corto muso coi tifosi in contestazione, per fare delle puntualizzazioni doverose sull’andamento, al momento, un po’ troppo lento del suo Parma.

Giampaolo, visto che agiva sotto la nostra postazione in tribuna stampa, (decentrata più che mai a Sud, ma tant’è) si è prodigato a dare istruzioni ai suoi in ogni attimo del match, ed alcuni suoi gesti e alcune sue espressioni tipiche come “accorcia il passaggio”, erano chiara esortazione ai suoi alla ricerca delle posizioni adeguate (positional game) attraverso movimenti verso il portatore della palla, cioè accorciare la distanza fra i singoli, al fine di rendere più preciso il passaggio, sia in fase di disimpegno, che di ripartenza. Le quali ripartenze o contropiede, attuate da una pericolante come la Cremonese che ha appena cambiato la guida tecnica (fra due bravi allenatori come Nicola e G