
Gilardino: «A Bergamo per fare una gara un po’ incosciente»
Come sempre, Alberto Gilardino non si sottrae alle domande dei giornalisti. E, anzi, entra nel merito di ogni questione, regalando anche più di un titolo alla viglia della sfida contro l’Atalanta.
Il 44enne tecnico biellese ha analizzato nella conferenza stampa della viglia la sfida agli orobici, in programma domani sera alla New Balance Arena (ore 20:45). Dall’esigenza di restituire entusiasmo e fiducia all’ambiente attraverso i risultati che non arrivano fino alle scelte di formazione, passando per il gruppo che ha bisogno di trovare leader affidabili e il tipo di partita «incosciente» da mettere in campo a Bergamo: questi e altri temi sono stati toccati dall’allenatore dei crociati che non ha nascosto «l’incazzatura» della squadra per il momento frustrante.
A restituire un barlume di speranza ci pensano i rientri di Nicolussi Caviglia ed Elphege, con quest’ultimo che di fatto prenderà il posto tra i convocati del giovane argentino De Martis, arruolato per questo pomeriggio dalla Primavera che sfida un’altra compagine bergamasca: l’AlbinoLeffe.
SFIDA ALLA DEA «Andiamo ad affrontare una squadra con grandi individualità nei singoli: hanno cambiato la guida tecnica e modo di pensare, di lavorare rispetto agli ultimi anni. Incontrare l’Atalanta in quello stadio rappresenta sempre una difficoltà: ma abbiamo l’ambizione e il desiderio di fare una partita di quelle giuste, con dedizione, attitudine e coraggio. E con grande energia».
COME STA LA SQUADRA? «Il Parma sta bene, sono tutti disponibili. In questi giorni si sono allenati tutti, stanno tutti bene».
NICOLUSSI CAVIGLIA È PRONTO «Han ha fatto un percorso sul recupero, sta bene, lo vedo bene. È a disposizione, valuterò il suo minutaggio».
PROBLEMI DI LEADERSHIP «Siamo un gruppo molto giovane, che ha delle qualità. All’interno di questo gruppo ci sono giocatori che attraverso gli atteggiamenti quotidiani, dimostrano la loro leadership: basti pensare l’altra sera a Mariano Troilo, che ha trasmesso quel tipo di aspetto. Noi ci basiamo molto su questi atteggiamenti sul campo. La leadership è diversa da giocatore a giocatore: uno può aver leadership tecnica, una altro leadership vocale. Siamo consapevoli del momento, io in primis: sappiamo dove ci troviamo. Sappiamo che l’ambiente si aspetta molto da noi, da quello che faremo nelle prossime partite. Però, voglio dire a tutto l’ambiente di cercare di mantenere fiducia in questi ragazzi e in questa squadra. Basta, veramente, una scintilla, una partita fatta nel modo giusto, perché le cose cambino velocemente. Il pareggio dell’altra sera può essere un punto di partenza, perché arrivavamo da partite con diversi gol subiti: le mie richieste erano di fare una partita concreta e di non subire gol. Nel contempo, a causa delle energie spese, è venuta un po’ meno la proposta che volevamo fare. Penso che abbiamo la necessità di andare a Bergamo e fare una partita un po’ incosciente in alcuni momenti della gara, mantenendo però l’equilibrio. Sappiamo che loro sono molto forti, però dobbiamo avere un pizzico d’incoscienza in queste partite».
TROILO + DIEGO CARLOS: SI PUÒ? «Nel reparto difensivo anche in base alle caratteristiche devono essere bravi a lavorare anche con il piede debole. Ho scelte nel reparto: l’altra sera loro tre (Delprato, Troilo e Drobnic, ndr) hanno lavorato molto bene; Diego (Carlos, ndr) arriva da un percorso dove negli scorsi mesi ha lavorato da solo, quindi ha rincorso la sua migliore condizione. Lo vedo bene anche lui per come si sta allenando, dopo le partite che ha giocato contro la Lazio e l’Inter: è un giocatore su cui io e la società puntiamo. Poi starà a me, in base alle strategia della partita, scegliere le caratteristiche migliori».
COME CREARE GIOCO D’ATTACCO «Un collegamento tra i reparti diventa fondamentale. L’altra sera, pur avendo fatto una partita attenta a livello difensivo, i nostri attaccanti hanno fatto una malo di lavoro incredibile. E se fai questo tipo di partita in fase difensiva è anche merito delle loro corse di rientro. Dobbiamo mantenere sempre l’equilibrio, per cercare di non scoprire troppo la coperta per cercare di prendere meno transizioni possibili. Però, non dev’essere un problema, un’angoscia o una paura: sono situazioni che vanno gestite, come fanno le grandi squadre in Europa. Stiamo cercando di migliorare sotto questi punti di vista».
SCARSA FIDUCIA «L’ambiente in questo momento non ha molta fiducia nei nostri confronti, ed è percepibile dai risultati. Io e i ragazzi in primis siamo dispiaciuti, amareggiati e… incazzati, molto. Abbiamo voglia di fare qualcosa in più per regalare a tutti qualcosa di bello, d’importante. Dobbiamo essere bravi noi a riportare l’entusiasmo ai tifosi attraverso gli atteggiamenti in campo».
TANTE PARTITE RAVVICINATE «Penso a quella di domani. Da martedì si penserà al Bologna, è naturale che sto facendo valutazioni: si allenano tutti allo stesso modo. Ci sarà la possibilità di vedere anche chi ha giocato un po’ di meno».
CONCORRENZA NEL MEZZO «In mezzo al campo, adesso con il rientro di Hans Nicolussi, c’è grande concorrenza: c’è lui; c’è Vincent (Sierro, ndr); c’è Berna (Bernabé, ndr); c’è Keita; c’è Ordóñez; c’è Cremaschi, che può giocare anche sull’esterno; c’è Simone Lontani, che può giocare davanti e in mezzo al campo; c’è Giovanni Fabbian che, sì, è una mezz’ala, ma in passato in un 4-2-3-1 ha fatto il sotto-punta. Naturale starà a me scegliere».
LA SALVEZZA DEL 2005 «È un altro mondo, ti dico la verità. Io ho figli, vivo la quotidianità, come la vivo qua al campo. Ad allora non c’erano i cellulari dentro lo spogliatoio: c’era una comunicazione diversa. Non dico fosse giusta o sbagliata, ma è cambiata tanto. Adesso dev’esser bravo l’allenatore ancora di più per creare i presupposti perché il gruppo sia solido e perché abbia dei valori che rispecchino il campo. Mi sono trovato di fronte dei ragazzi eccezionali, la maggior parte giovani ma ho anche qualche giocatore d’esperienza. Sono tutti molto disponibili con un chiaro desiderio in testa: fare questa professione al massimo delle loro potenzialità. è normale che il gruppo sia per me determinante e fondamentale per la ricerca di un obiettivo. All’interno del gruppo ti ritrovi in campo quello che crei fuori».
RITORNA ELPHEGE? «Elphege si allena con la squadra da 4 giorni, anche lui ha fatto un percorso per tornare il prima possibile: è naturale che è fuori da un po’, e dovrò capire quale sarà il suo minutaglia. Come vi ho sempre detto, è l’unico attaccante che ho con quelle caratteristiche…».
