Chivu torna a Parma: 108 giorni per innamorarsi, 214 per ritrovarsi

Per la prima volta dal suo addio, databile al 6 giugno scorso, domani sera il Parma e Cristian Chivu incroceranno di nuovo le loro strade.

A 214 giorni di distanza dalla salvezza ottenuta al termine della scorsa stagione anche grazie al lavoro dell?allenatore rumeno. Insieme a lui dovrebbe esserci (ma qui il condizionale è d?obbligo) un altro grande protagonista degli scorsi anni in gialloblù: Ange Yoan Bonny, fuori per infortunio anche all?ultima contro il Bologna.

Dice un proverbio rumeno: «A ierta e uşor, a uita e greu». Tradotto: perdonare è facile, dimenticare è difficile. No, qui non c?entrano cavalli o mucche ed è decisamente meno espressivo - o poetico, se volete - rispetto a quello con cui Cristian Chivu si manifestò in tutto la sua quintessenza in conferenza stampa post Hellas Verona (clicca qui), con quel modo di comunicare straordinario (quantomeno in senso letterale: fuori dall?ordinario) che, da subito, conquistò gli sfiduciati tifosi crociati. Tuttavia, con saggezza terrigna, quasi brutale, tipica dei paesi di quell?Est Europa, il detto di cui sopra esplica alla perfezione i 108 giorni di Chivu in gialloblù: bruciati intensi, ma in fretta.
Dopo i 16 punti in 13 giornate (1,23 a gara), le sue prime su una panchina di Serie A, sembrava già scritto il rinnovo che lo avrebbe confermato alla guida del Parma, ma a rovinare i piani gialloblù ci avrebbe poi pensato il piacentino Simone Inzaghi con l?addio dall‘Inter. In maniera improvvisa, il firmatario Chivu mollò la penna sul tavolo (crociato) del rinnovo: non poteva proprio rifiutare l?offerta del club meneghino, che nella sua vita già gli aveva dato tanto, pur dovendo accettare l?arduo compito di rimettere insieme i cocci di una squadra a pezzi a causa del ko (5-0) in finale di Champion League. Spoiler 1: Chivu ci è riuscito.

Lo stregone di Resița era arrivato a Milano tra lo scetticismo dei tifosi nerazzurri e il dispiacere, finanche la rabbia, di quelli gialloblù: se l‘uomo mai era stato messo in discussione, i primi non potevano sapere che allenatore di razza stavano accogliendo, i secondi invece si sentivano abbandonati, in pratica, sull‘altare. «Per me è stata una sorpresa, perché la mia intenzione era continuare a Parma visto il lavoro che avevo fatto. Poi mi è arrivata la chiamata e mi hanno chiesto un incontro. La prima cosa è stata chiedere il permesso al Parma, chiaro che quando chiama l‘Inter è un orgoglio? disse Chivu, schietto e senza giri di parole, come sempre, in conferenza di presentazione all?Inter. E la comprensiva Parma perdonò in fretta la sua fuga? milanese, verosimilmente solo anticipata di qualche tempo.

Addirittura, gira voce che a Cherubini – all‘allora dei fatti appena insediatosi nel Ducato come nuovo AD - il nome di Chivu fosse stato indicato direttamente dall?amico Marotta, che tanto ne aveva apprezzato il cursus honorum con le giovanili nerazzurre e che, soprattutto, non l?avrebbe perso d?occhio al suo primo test su una panchina di A, ansioso di riprenderselo. I primi stupiti, ma fiduciosi, sul profilo del sostituto di Pecchia (20 punti nelle prime 25) fummo noi di SportParma nel dare la notizia in diretta a PARMATALK (clicca qui per rivedere la puntata). Spoiler 2: i dubbi sarebbero stati presto fugati.

La parte difficile è arrivata poi: dimenticare. Anche perché, come se non bastasse, praticamente al primo giorno di mercato estivo fu ufficializzato il trasferimento del vero trascinatore, in campo, del Parma nonché uno degli scudieri più fidati di mister Chivu e cannoniere crociato: quel Bonny che, come il suo mister, ha esordito in A con la maglia crociato e, come il suo mister, tanto bene sta facendo anche nella squadra italiana simbolo di questi tempi. Tanto che dirlo dodicesimo uomo sarebbe addirittura riduttivo.

Allora viene da chiedersi: perché dimenticare? Per quanto all?apparenza schivo, il tifoso parmigiano ha un cuore grande, tanto da poter amare gli eroi vecchi e quelli nuovi. E così, al posto degli aedi, qui i miti vengono annunciati da una sana e poderosa linea difensiva a 6: lo fece Chivu, osannato all?esordio - con vittoria sporca e cattiva –, contro il Bologna; lo ha fatto il più morigerato Cuesta (a favore del quale depongono praticamente tutte le statistiche) all?inizio della stagione corrente, ben conscio che il solco tracciato era di quelli buoni. A non far rimpiangere Bonny (6 gol la scorsa stagione) ora c?è un altro angelo, seppur non di nome: il pivot Pellegrino (5 gol in 17 partite di campionato).

In rumeno, per augurare buona fortuna, si dice semplicemente noroc. E dunque noroc al già perdonato e, forse, indimenticabile Cristian Chivu. Ma, magari, dalla prossima giornata.

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