
TE LO DO IO IL TUBO CATODICO / A CALCIO E CALCIO, MENO DAI MEGLIO STAI
(Ale Pongonazzo) – A ventitré ore, quarantacinque minuti primi e secónd pu secónd meno dal calcio d’inizio di Torino-Parma, irrompe la ventisettesima puntata di Calcio e Calcio (giovedì 12 marzo 2026). Maddalena, Giuseppe e l’Ampo riabbracciano Isabella che ha… scontato il turno di squalifica. No: nessuna squalifica, era semplicemente assente giustificata.
In studio anche Luca Romenghi dirimpetto ad Ampollini, accolto dallo speaker del Tardini con un enfatico “Grraaaaaaande”. Al vettovagliamento in Monticelli, il Ferrari ospita Paolo Grossi, ideatore e quindi responsabile del rifocillamento stesso, merito o colpa non si è ancora compreso e Simone Bragaglia, definito dal padrone di casa: “esperto di bel calcio”. E così, dopo l’interminabile introduzione dei nuovi sponsor a Casa Ferrari (comprensibile, erano pochi) e dopo la lettura dell’oceanico menù, l’arbitro Maresca fischia l’inizio del match col Torino.
Per fortuna, rimane ancora qualche ora e si rientra in studio ove, già dai primi stacchi su Isabella non è passata inosservata la scritta sulla maglietta da lei indossata: “Meno dai meglio stai”. Monito? Indicazione? Premonizione? Alcuni potrebbero valutare spontaneamente sia proprio il filo conduttore della stagione del Parma che, nonostante un largo raccolto di punti pare lasciare perplessità su altri aspetti.
Parma equilibrato, Parma abituale, solidità difensiva, capacità di non concedere spazi ed un altro passo verso la salvezza sono gli aspetti positivi che Ampollini sottolinea in calce alla partita di Firenze, per contro permane la caratteristica di una squadra che “davanti crea poco”. Si auspica che entro fine campionato vi possa essere qualcosa in più sotto questo aspetto, anche e soprattutto per valorizzare giocatori protagonisti del reparto avanzato in altre stagioni e più in ombra in quella in corso.
Romenghi ritiene che nel capoluogo toscano il Parma si sia accontentato del pareggio: sarebbe bastato accelerare un po’ e, al cospetto di una Fiorentina di basso livello, si sarebbe potuto cogliere l’intera posta. Ampollini torna a sottolineare come Cuesta riesca a coinvolgere tutto il gruppo e Romenghi pone un interrogativo: “I 34 punti sono sufficienti a giustificare il giudizio positivo sulla stagione?”, aggiungendo che questa squadra non verticalizza mai. Poi suggerisce una sorta di scambio diabolico che vede in un universo parallelo la possibilità di permutare la nostra realtà: “Magari avere 31 punti e vedere un po’ di calcio?”
Piuttosto opportunistico metter sui piatti della bilancia il “po’ di calcio” da un lato e i non pochi 31 punti dall’altro: forse sarebbe più onesto, per non rendere la scelta troppo facile e scontata, porre sul piatto dei punti una cifra attorno ai 26/27. Diversamente sarebbe come chiedere: “Preferisci che ti strappo un capello o ti do un calcio nei maroni?”





