DIARIO CROCIATO / STRONCATURA ALLA CALABRESE

(Gmajo) – Il primo piatto degustato (si fa per dire) ieri, domenica 8 marzo 2026, dai Vostri cronisti – da Mangia Assai, locale calabrese, immagino sorto in omaggio ai fu Commisso/Barone, originari della regione, che si affaccia dinnanzi l’Artemio Franchi in rifacimento, nel Comune di Firenze – assomiglia, non poco, al pareggio per 0-0 che, poco prima delle 17, sarebbe maturato tra Fiorentina e Parma nel medesimo impianto. Di quale somiglianza vo cianciando? Come lo 0-0 – il sesto nella corrente stagione, dopo 28 turni di campionato – alla fine appare assai appagante per la classifica (34 punti, 9 sulla Cremonese caduta precipitevolissimevolmente), molto meno per le circostanze in cui è andato maturando – anche per (de)merito dei padroni di casa, piuttosto impotenti già di loro, immaginarsi di fronte agli specialisti del fortinocosì la Stroncatura alla calabrese con alici, avrebbe sì provveduto a sfamarci, dandoci le energie necessarie per arrivare sino in fondo ai nostri servizi, ma parimenti ci avrebbe lasciato in bocca (o in gola) un gusto poco appagante, esattamente come un pareggio a reti bianche, con zero tiri in porta.

Contrariamente a quanto ci si poteva aspettare, la digestione del piatto tipico della Piana di Gioia Tauro (ma, più in generale della provincia di Reggio Calabria), è stata anche più facile del previsto, senza rigurgiti e/o bruciori di stomaci, comunque ben allenati, ma lo stesso, talora, soggetti, proprio per usura a questo tipo di effetto collaterale. La stroncatura, dunque, è passata senza spiacevoli strascichi, ma anche senza aver appagato le aspettative, neppure troppo esagerate, dei commensali, rimasti decisamente più soddisfatti per il Cirò (vinificato in rosso) scelto in accompagnamento.

Dunque, la Stroncatura ha fatto il suo dovere di sfamarci e nutrirci – proprio come lo 0-0 che avrebbe mosso la classifica dei Crociati, ma anche della Viola, per la prima volta fuori dai miasmi della zona rossa, ma ancora lo stesso troppo vicina, come sottolineato dai propri delusi supporters fischianti, che speravano di poter distaccare di più la povera Cremonese nel lunch match azzannata dal Lecce – ma non ci ha lasciato soddisfazioni nel gusto: nella descrizione del piatto, tra gli ingredienti, si leggevano alici (ma a me parso fosse solo la colatura, così come qualche anno fa l’assaggiai nella Costiera Amalfitana), pangrattato (e ok), olive (forse in esagerazione), prezzemolo e soprattutto peperoncino non pervenuti. Esattamente come i “contropiede” della squadra di Mister Carlos Cuesta Garcia, i cui buoni propositi (palle inattive, offensive posizionali, ripartenze) sembrano i miei fioretti quaresimali (ahimè mai rispettati, da peccatore incallito).

Una Stroncatura, dunque, scialba come uno 0-0, ma come questo efficace per quello che resta – checché ne pensino i giochisti – il core business del calcio, ovverosia fare dei punti (e non delle pugnette, come aggiungeva Cinquini, allorquando vedeva al Training Center di Collecchio, da lui talora definito Casteldebole, dei giornalisti, rei di distrarre gli atleti in allenamento). Tuttavia, io stesso, che non nascondo simpatie risultatiste, non posso che continuare a sottolineare come sarebbe indispensabile affiancare al catenaccio anche l’altro indispensabile ingrediente (come il peperoncino, irrilevante nel piatto servitoci) il contropiede e non mi accontento, come Tegoni, di registrarne almeno i tentativi, se questi sono deplorevoli, nello sviluppo, come quelli male orchestrati ieri dai nostri eroi, non opportunamente istruiti dall’insegnante. Da Mangia Assai, al di là della stroncatura stroncata, almeno si sono rifatti con i dolci, il tiramisù di livello, apprezzato dal sottoscritto e la torta della nonna (con infarcitura di crema), Gianni Barone.ù

A questo punto, un lettore curioso, tipo Benni, si domanderà: ma come caspita ci siete finiti in un ristorante calabrese a Firenze, anziché in un locale tipico, con tutte le delizie che offre quel territorio? Non è che abbiamo sbagliato i tacchetti (come ammise nella gelida Degerfors Fulvio Collovati vestito con un leggero spolverino, indovinato, a metà settembre, nella tiepida Italia, ma non nella fredda Svezia), quello, semmai, nella scelta del primo piatto, peraltro condizionata dai non pochi veti del mio orientamento (no melanzane, no funghi etc.), ma sul locale non avevamo scelta, avendo il tassativo imperativo di andare on line almeno un’oretta/un’oretta e mezza prima della partita con la nostra Anteprima, e, come già detto il posto sul quale abbiamo deviato era proprio a pochi metri dallo stadio comunale dedicato al lungimirante dirigente sportivo, del se