
L’epifania di Daffara: 4 parate e poco gioco coi piedi, ecco il 1° clean sheet
Un anno dopo, il 28 ottobre è stata ancora la data sul calendario dell’epifania di Giovanni Daffara.
Se nella passata stagione era coincisa con l’esordio in Serie B, nella sfida tra il suo Avellino e il Pescara, questa volta il portiere classe 2004 ha alzato l’asticella, conquistando la prima titolarità in A con la maglia del Parma.
Una prestazione, quella del numero 30 crociato (clicca qui per leggere le pagelle), che ha contribuito al primo clean sheet stagionale dei ducali con un paio di interventi degni di nota. A dargli una mano ci ha pensato anche Mariano Troilo, protagonista di 2 salvataggi determinanti.
Resta, comunque, la prova incoraggiante del quasi 22enne di Biella (li compirà il 5 dicembre, ndr), che ha avuto modo di esibire le proprie qualità che, a inizio estate, avevano convinto la dirigenza a versare 6 milioni nelle casse della Juventus per assicurarselo. Un percorso di crescita iniziato in C con la Next Gen bianconera, proseguito con le 25 presenze in B con l’Avellino e impreziosito dalla chiamata in Nazionale maggiore per le amichevoli del giugno 2026.
Dopo l’esordio in gialloblù nella sconfitta di Coppa Italia contro la Cremonese, sotto la gestione Cuesta, Daffara è sceso in campo ieri sera per la prima volta con Gilardino in panchina. Il dato che salta subito all’occhio è quello delle 4 parate, ma da solo non basta a restituire un quadro completo della sua partita. Allargando lo sguardo alla distribuzione del pallone, emergono 22 passaggi riusciti su 32 tentati (69%) e 10 lanci lunghi completati su 20 (50%).
Numeri che invitano a una riflessione, soprattutto se messi a confronto con le critiche rivolte al collega Edoardo Corvi, a cui erano state imputati alcuni errori nell’impostazione dal basso. Anche Daffara, almeno sulla base dei dati di ieri sera, non sembra offrire garanzie solide nel gioco del pallone. Ma, per lo meno, non ha corso rischi, evitando sempre di costruire da dentro l’area e prediligendo il gioco sul lungo.
Si ripropone, dunque, una questione che va oltre il caso specifico: quanto deve pesare il gioco con i piedi nella valutazione di un portiere? La costruzione dal basso è ormai una componente importante del ruolo, ma non può diventare l’unico parametro di giudizio, soprattutto quando si tratta di valutare l’affidabilità tra i pali. Le 4 parate di Daffara, invece, rappresentano un contributo concreto, così come i numeri sulla distribuzione indicano margini da approfondire. La concorrenza rimane aperta e una sola partita non basta a riscrivere le gerarchie.
Intanto, però, il confronto statistico sorride all’estremo difensore biellese: 1 clean sheet per Daffara, 0 per Corvi. Un dato che fa notizia, ma che, da solo, non può ancora stabilire chi meriti la maglia da titolare. Anche se il turno infrasettimanale potrebbe essere stato quello del sorpasso ai danni di Edo.
