
Scoprendo Corvi: al «gatto» di Felino la porta del Parma
Una lunga attesa prima della meritata giornata di gloria. Edoardo Corvi non se la dimenticherà mai la partita di Verona.
La prima vittoria esterna della squadra, certamente. Ma soprattutto l‘emozione di esordire in Serie A con la squadra per cui fa il tifo. Una gioia che supera di gran lunga quella che, fin qui, in una giovane carriera, era stata la sua più grande soddisfazione: scendere in campo da titolare, nel derby del 10 maggio 2024, contro gli acerrimi rivali di sempre della Reggiana. Lo ha raccontato lo stesso protagonista in conferenza stampa, a caldo, dopo la gara: «Devo dire di aver coronato uno dei miei sogni: aver giocato in Serie A con la squadra della mia città e del mio cuore».
L‘ansia della primissima alla scala, quella dello stadio Marcantonio Bentegodi, non ha assalito il classe 2001. Nonostante l‘arrivo di Guaita e i dubbi sulla sua adeguatezza rispetto all‘importanza del match-salvezza, il lungo e complicato pre-partita lo ha trascorso totalmente in serenità e in concentrazione, senza faticare nel prender sonno la sera prima: Edo adora dormire e il pensiero di debuttare in A non è stato motivo di incubi.
Il lavoro ripaga sempre, il campo l‘ha dimostrato. A Verona, contro l‘Hellas, dopo 49 panchine consecutive in Serie A, il portiere crociato ha dimostrato di essere tutt‘altro che dormiente: la parata d‘istinto per dire di no al tap-in di Orban aveva fatto capire dopo 120? quanto fosse desto; un paio di letture coraggiose, e tempestive, tra limite dell‘area e oltre gli sono valsi gli apprezzamenti dei mille tifosi crociati in esterna; le 4 uscite di piede, i 46 tocchi e i 37 passaggi effettuati (di questi, 24 giusti) hanno corroborato, con i numeri, la sensazione di grande fiducia riposta in lui dai compagni presenti sul terreno di gioco.
Soggetto come tutti i portieri alla sindrome della «solitudine dei numeri uno», Corvi domenica non era affatto da solo nella sua prima apparizione in campo. Con lui, almeno spiritualmente, erano tanti altri sostenitori. Ai lati del rettangolo verde il collega di reparto Filippo Rinaldi e il preparatore Nicola Pavarini, i primi ad andargli incontro e a complimentarsi, sia a cavallo dei due tempi sia al triplice fischio. Quasi come se a coprire quella porta fossero stati un?unica entità. E, poi, non poteva mancare l‘apporto degli oltre mille tifosi, stipati sugli spalti nel lontano settore ospite. In particolare, familiari - Benedetta (la fidanzata), mamma Simona, papà Aroldo, zio Tiziano, la sorella Serena - e amici di sempre (Brian, Luca, Manuel e Riccardo), per i quali c‘è sempre stato. Appena ha tempo, si allena con loro, li va a vedere giocare la domenica sui campi di provincia nei campionati dilettantistici o si ritrova per trascorrere una serata tranquilla, come ha fatto al ritorno da Verona: in compagnia, a casa, davanti a una pizza e alla tv accesa sul derby di Milano.
Edo è rimasto il ragazzo umile e semplice di sempre e, forse, è anche per questo che è arrivato a prendersi la porta del suo Parma. Il club che non ha mai abbandonato - fatto salvo un presto di 18 mesi al Legnago, tra il 2021 e il 2022 –, nemmeno quando era «pulcino» nel 2015. Nell‘anno del fallimento societario, Corvi di anni ne aveva appena 9 e da poco aveva iniziato a infilarsi i guantoni, visto che prima di fare il portiere giocava sparso per il campo, che si trovasse al GS Felino (la sua prima società di appartenenza) o anche al campetto della parrocchia o nel cortile del centro commerciale del paese in cui è cresciuto. Poi, a un tratto, il felinese (ma con sangue di Compiano nelle vene) ha scoperto di essere un «gatto» tra i pali, e ben presto lo hanno compreso amici d‘infanzia e avversari per i quali era diventato davvero impossibile fargli gol.
Quando andava a scuola raccontava ai compagni l‘orgoglio di allenarsi e giocare le partite con le giovanili della squadra della città, non consapevole che, un giorno, lontano sarebbe arrivato a realizzare il sogno di ogni bambino. Ora, tutti lo hanno visto trasformare le speranze disincantate in una concreta realtà, pronta a riproporsi già nel prossimo weekend, quando un altro desiderio di sempre potrà avversari: contro l‘Udinese la porta da difendere sarà quella dello stadio Ennio Tardini di Parma. Con la stessa voglia che aveva fin da bambino.
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