Parma, sconfitta d’onore al Meazza: Chivu e l’Inter sono campioni

SAN SIRO (MI) - La 35ª giornata è anche quella che vede l’Inter consacrarsi campione d’Italia. Visti i contemporanei stop di Napoli e Milan, sarebbe bastato un solo punto ai nerazzurri, che invece, davanti al loro pubblico, vogliono fare bottino pieno e ci riescono grazie ai gol di Thuram e Mkhitaryan.

All’Inter basta un solo punto per laurearsi già campione d’Italia, con tre turni d’anticipo. Dal canto suo, il Parma è già salvo ma un’eventuale larga sconfitta potrebbe inficiare il buon percorso degli ultimi tempi. Così, visti i presupposti, i primi 45′ sono una logica conseguenza: il Parma viene messo subito alle strette dai nerazzurri, che però faticano a trovare il giusto varco in una difesa oramai proverbialmente impermeabile. Addirittura, dopo l’iniziale sfogo dei padroni di casa, i Cuesta boys hanno l’ardore di imbastire qualche azione manovrata nella metà campo interista, che produce tra il nulla e il niente. I nerazzurri riescono a sfondare la falange del generale inverno solo nel recupero, con il quarto gol consecutivo contro i crociati di uno dei più ingrati figli di Parma: Marcus Thuram. Dopo l’intervallo, il punteggio lascia tranquille entrambe le squadre, ma l’Inter non fa sconti e legittima il titolo col 2-0 di Mkhitaryan. Meneghini e crociati concludono così il campionato centrando tutti il loro obiettivo.

LE SCELTE Squadra che vince non si cambia e così Cuesta vara la stessa formazione per la terza volta consecutiva. Toccherà dunque a Circati, Troilo e Ndiaye marcare Thuram ed Esposito, non Lautaro, partito in panchina dopo l’infortunio. Accanto a lui siede anche Çalhanoglu, ancora alle prese con le noie muscolari.

THURAM SCIOGLIE L’INVERNO Nei primi 10′, il Parma è praticamente costretto per intero nella sua metà campo ma di occasioni nette non se ne vedono: la più pericolosa è quella di Dumfries, di testa. La partita, come sospettabile, vive di equilibrio: il Parma difende e l’Inter attacca. Nessuna delle due squadre ha interesse ad alzare i ritmi e, così, si vive soprattutto degli errori altrui, come quello che, sulla costruzione nerazzurra, spiana la ripartenza del Parma ma Pellegrino svirgola il cross, un po’ arretrato, di Delprato. Al 25′ i meneghini si esibiscono in un’azione corale di rara bellezza: stante tutto il Parma rifugiato nella sua area, Esposito, con una giocata da 9 d’antan, libera Barella alla conclusione volante che si stampa sulla traversa, rimbalza su Suzuki e sembra destinata a rimbalzare o venire spinta in porta, ma lo stesso Suzuki è lestissimo nello smanacciare via il pericolo. L’Inter, però, spinge e forte. Ancora Dumfries pericoloso, stavolta in conduzione interna, rifila un mancino supersonico sullo sterno di Ndiaye. Si viaggia al ritmo di un tiro al minuto: Thuram di testa la mette alta a due passi da Suzuki; il Parma si abbassa e non riesce nemmeno più a contendere il possesso ai nerazzurri, in piante stabile nella trequarti crociata. Dopo il singolo minuto di recupero segnalato, l’obiettivo era quello di andare negli spogliatoi sul pari, ma non succede. All’ultimo pallone del recupero, la retroguardia di Cuesta si squaglia come mai finora: la scivolata disperata di Ndiaye non impedisce a Thuram di portare avanti i nerazzurri.

CHIVU CAMPIONE Nella prima metà della ripresa non succede praticamente nulla: al Parma una sconfitta onorevole non dispiace, Chivu sta guidando i suoi al 21° Scudetto, dopo appena 47 panchine di Serie A. I tifosi, finora per distacco lo spettacolo più grande, lo sanno e alzano il decibel festanti per tenerci tutti ancora svegli. Al 27′, col Parma in proiezione offensiva, una transizione rapida fa a fette i crociati e Dumfries, il più zelante, prova a ricompensare i suoi supporter ma l’unico regalo che fa loro è il pallone del mancato 2-0, calciato in curva. Basta un’ultima fiammata, a 10′ dalla fine, per suggellare partita e Scudetto. Il 2-o di Mkhitaryan, forse al gol dell’addio, punisce un Parma distrattosi nella trappola dei ritmi soporiferi e fa partire la festa. Festa alla quale vorrebbe partecipare anche Frattesi, ma deve fare i conti con il prodigioso riflesso di Suzuki, che trattiene il pallone a qualche millimetro sulla linea.


INTER - PARMA 2-0
Reti: pt 4′ Thuram (I); st 35′ Mkhitaryan (I)

INTER (3-5-2): Sommer; Bisseck, Akanji, Bastoni (22′ st C. Augusto); Dumfries, Barella (44′ st Frattesi), Zielinski (22′ st Mkhitaryan), Sučić, Dimarco; Esposito (1′ st Bonny), Thuram (22′ st L. Martinez).
A disposizione: Di Gennaro, J. Martinez, De Vrij, Luis Henrique, Acerbi, Diouf, Çalhanoglu, Darmian, Cocchi, Mosconi. Allenatore: Chivu.
PARMA (5-3-2): Suzuki; Delprato, Circati, Troilo, Ndiaye, Valeri (40′ st Carboni); Bernabé (30′ st Sørensen), Nicolussi Caviglia, Keita (22′ st Ordóñez); Strefezza (30′ st Almqvist), Pellegrino (22′ st Elphege).
A disposizione: Corvi, Rinaldi, Valenti, Estévez, Ondrejka, Oristanio, Britschgi. Allenatore: Carlos Cuesta
Arbitro: sig. Bonacina di Bergamo.
Assistenti: Preti di Mantova e Palermo di Bari.
IV ufficiale: sig. Massimi di Termoli.
VAR e AVAR: sig. Marini di Roma 1 e sig. Di Paolo di Avezzano.
Note: stadio Giuseppe Meazza in San Siro (MI). Ammoniti: al 19′ st Zielinski (I) per gioco falloso. Falli: 9-7 (4-3). Tiri: 12-4  (7-2). Tiri in porta: 5-0 (2-0). Corner: 7-3 (4-2). Recupero: 1’ pt, 3’ st.

(In copertina, Adrian Bernabé in un’azione di gioco contro il nerazzurro Sucic - foto: Tiziano Ballabio/IPA sport)
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