
Qui Pinzolo | Parma, verso nuove frontiere della parata
PINZOLO (TN) - I portieri, si sa, costituiscono loro stessi un piccolo mondo all’interno di quella galassia che è una squadra di calcio.
Sia chiaro: un microcosmo piacevole e voluto, ma non per tutti, adatto solo a quella strana specie che raduna i numeri uno. Quelli del Parma non fanno eccezione e l’allenamento odierno gli estremi disponibili Corvi, Suzuki e Mazzocchi lo hanno svolto tutto in privata sede, tra loro. Eppure, anche nel loro piccolo mondo antico, ci hanno offerto uno spaccato fedele di tutta la squadra.
Il centro di gravità permanente resta sempre Nicola Pavarini, il più longevo dello staff tecnico crociato. Sono innegabili i risultati del lavoro compiuto nell’ultimo anno e mezzo dal preparatore bresciano, tanto da non passare inosservato: addirittura sussistono voci che lo vedrebbero in Nazionale con il concittadino Pirlo ct. La carriera da calciatore quasi ventennale di Pavarini (che, ricordiamo, in campo ha più presenze che gol subiti: 277 contro 270) si è svolta nei più gloriosi anni della scuola portieri italiana. In più, il suo lavoro da preparatore ha preso il via nel 2014, immediatamente dopo il ritiro dal calcio giocato: da 30 anni è immerso nel fantastico mondo dei portieri e ha potuto studiarne per intero la sua evoluzione.
Non stupisce allora che, nonostante il chiaro imprinting della suddetta tradizione italiana, oggi Pavarini abbia anche implementato un must dell’accademia tedesca, spopolata da Neuer in poi: la kretsche o croce tedesca, così chiamata per via della postura assunta dai portieri in uscita ravvicinata sull’attaccante lanciato a rete. È quasi un’eresia rispetto alla metodologia tricolore ma, al giorno d’oggi, ogni portiere degno di questo nome deve averla in curriculum. Nata tra gli anni ’70 e ’80 nella pallamano e nel futsal, a sdoganarla nel calcio a 11 fu Oliver Kahn ma a renderla leggendaria è stato poi il già citato Neuer. D’ora in poi non è detto che Corvi e Suzuki la utilizzeranno più spesso ma di certo avranno un’arma in più nel loro arsenale. Competenze trasversali e apertura alla modernità: due caratteristiche che non possono mancare nel Parma del 2026.
Già da queste prime ore trentine, Edoardo Corvi si pone come uno dei volti più importanti del nuovo corso gialloblù. Magari involontariamente, data la sua morigeratezza, ma non è in discussione la sua centralità in campo. La bravura di Edo è emersa anche nelle due amichevoli contro Sassuolo e Trento, entrambe giocate da titolare, nonostante la presenza degli altri due colleghi arruolabili: Suzuki e Mazzocchi. Se il secondo continuerà verosimilmente il suo percorso in Primavera, non è affatto un mistero che su sul giapponese - appena tornato ad allenarsi dopo il Mondiale - pesino discorsi di mercato. Anche in questo caso, i portieri crociati come specchio della squadra: per una sicurezza granitica (Corvi) vi sono situazioni di futuro ben più incerte, in attesa che la fine delle trattative dipani anche gli ultimi dubbi sul Parma che verrà, ad oggi ancora lontani dallo svelarsi.
