NELLA TANA DEL PONGONAZZO / PROFONDO (GRIGIO) ROSSO

(Ale Pongonazzo) – Il finale di campionato potrebbe essere un thriller, proprio come il film di Dario Argento, come molti erroneamente pensano sia la pellicola del regista romano, un horror. Nel caso delle prestazioni del Parma non si corre il rischio di cadere nel medesimo equivoco. Horror sia. Il rosso profondo che pulsa al Tardini smaschera una involuzione ormai incomprensibile, la totale assenza di grinta e l’incapacità di accostare tre passaggi di fila sono solamente due dei moltissimi aspetti che deflagrano in tutta la loro pochezza.

Il grigio, arrivato da Cremona assieme al rosso, evidenzia ancora una volta il nostro essere acromatici, senza colore alcuno. Simbolicamente il grigio viene spesso associato a mediocrità, tristezza, alla noia. Talvolta è associato ad eleganza ed equilibrio, ma, evidentemente, per la nostra condizione, le associazioni più calzanti sono quelle tradizionali. È un vero peccato perché sembra che, per qualche strano scherzo del destino, i nostri colori Crociati, bianco e nero, si siano malamente amalgamati in questa tonalità disgraziata e foriera di tanto scoramento fra i tifosi. Prima di uscire da questo cerchio cromatico, non si può non concedere una menzione per la felpa indossata da Gianpaolo in tonalità beige o come si sarebbe ascoltato dal marcantèn, camello chiaro, rigorosamente con una sola “m”.

Commentare una partita talmente vuota, suggerisce il riempirla con tutto quello che non funziona, ricordando di inserire anche quello che pareva funzionare quando i risultati erano positivi ed una certa realtà suggeriva altro. Si gioca un calcio che sembra generato da un meteorite nell’aver lasciato, nel punto del suo impatto, un cratere desolato e desolante. L’indulgenza praticata a lungo, non nell’avallare un certo operato in cambio dei punti raccolti, ma nella convinzione sia necessario concedere ad altri il tempo si vorrebbe veder concesso a noi stessi, si trova anch’essa colpita da quel meteorite formatosi in questi mesi. Polveri di assenza di idee, frammenti di mancanza di fondamentali, corpi di scarsa grinta, il tutto aggregato per resistere all’ablazione e precipitare proprio qua da noi.

Non si può dimenticare il percorso che ci ha portato ad avere trentaquattro punti, ma, forse, è proprio il modo come sono stati raccolti che non viene in soccorso ai malumori di giornata. Un certo ricordare, evidenzia sempre più come la fortuna, che talvolta si dice vada ove la si cerchi, sia invece assolutamente casuale e, senza quella casualità, non sarebbe fortuna.

Più che pensare alla partita con la Cremonese vien da pensare a quale potrà essere mai il lavoro settimanale, quello necessario per: “mostrare la versione migliore di noi stessi” o per “procedere nel processo”, o ancora “per portar la partita dove siamo comodi”. Quale sarà il lavoro settimanale praticato per condurci in tutte queste astratte traiettorie empatiche?

Non rimane quasi niente di quel che dovrebbe riempire un campo da calcio, non si fanno tre passaggi di fila, non si tira in porta, non si riesce a difendere, ci si muove poco e quel poco pure male, ma, soprattutto, non vi sono evidenti cambi di ritmo e d’animo. La grinta latita e quell’unione di gruppom talvolta apprezzata, pare ora diluita se non dimenticata, o addirittura disdegnata.

Piccole difficoltà, problemi contrattuali, voci di mercato, gerarchie che si modificano, convinzioni mal riposte (l’essere già salvi), tante piccole contingenze che, speriamo non sia il nostro caso, possono logorare anche le famiglie più in sintonia.

Quell’attenzione profusa nell’arginare ogni offensiva avversaria si è tramutata, ora, in un atteggiamento di eccessiva passività, condita solamente da quella sufficienza che, sia a livello di reparti che di singoli, palesa una superficialità che di certo non potrà replicare prestazioni come quelle messe in campo con Napoli e Milan, solo per citare due esempi.

Dare ora per scontato che ci si salverà, pare più un esercizio di stile considerando che delle prossime partite in calendario non v’è certezza di poter raccogliere punti in nessuna delle date previste. Anche la partita col Pisa (che corre il doppio dei Crociati) si trasforma da supposta passerella in possibile precipizio.

Le due sconfitte consecutive con Juventus ed Atalanta e quelle più recenti con Torino e Cremonese rivelano chiare differenze. Il primo ambo negativo era evidentemente influenzato dagli avversari, questa seconda accoppiata è tutta farina del nostro sacco. Una farina che ha perso elasticità e permeabilità di cui non si comprende per quale preparazione futura si renderà idonea.

L’involuzione pare costante e continua e sembra spiegabile con, oltre ad un certo carico di fatiche e pure di energie nervose, un’improvvisa quanto ingiustificata abbondanza di sicurezza per quanto attiene le sorti del campionato. Con questo atteggiamento il rischio di ripercorrere il filotto della Cremonese fatto di sconfitte e pochi pareggi, seppur con un numero inferiore di giornate a disposizione, non appare del tutto improbabile. Parma, the new Cremonese?

In tutto questo, si fanno notare un Circati sempre più spaesato, un Oristanio che è sempre molto bravo nel dribblare (sé stesso), Pellegrino sempre più somigliante a quegli anziani signori che attraversano sulle strisce pedonali, sembra partano di gran carriera, ma avanzano solo di pochi passi, spesso più impegnato ad appoggiarsi ed aggrapparsi ai difensori avversari, piuttosto che cercare di smarcarsi. Certo, regge il peso dell’attacco da solo e l’impegno non manca mai, ma certi limiti esistono ed il ricordarli non è disistima nei suoi confronti. Evidente soffra di solitudine: talvolta meglio soli che mal accompagnati. Si pretende sempre di più da coloro si ritiene possano farlo.

Il solito Sørensen, corre all’impazzata, ma senza bussola ed il solito Nicolussi, che resta in panchina, generando interrogativi per ora senza risposta. Zion, apparentemente sempre più indeciso e turbato, forse da sé stesso, ma, sempre apparentemente, motivo di turbamento per la difesa tutta. A questi si aggiunge Britschgi che, con tutta la possibilità di gestire con pazienza il pallone in occasione del primo gol, preferisce maneggiarlo con urgenza per avviare la rete cremonese, calciandolo con sufficienza come per liberarsi di un gatto con la rogna che ti morde un garletto. Strefezza ci prova, ma non ci riesce, per Ondrejka è forse troppo presto, sboccerà in primavera inoltrata?

Intanto, la ricetta circa quello che si sarebbe dovuto fare con la Cremonese la fornisce proprio l’allenatore della squadra d’Oltrepò, segnalando in conferenza come anche il più piccolo episodio negativo a loro danno avrebbe potuto farli precipitare in un vortice di paure ed insicurezze tali da compromettere l’incontro. Situazione tipica delle squadre che arrivano da un percorso tanto accidentato.

Noi siamo una famiglia e vogliamo far sentire il tipico calore e le proverbiali sicurezze che trasmette questa condizione anche agli ospiti di giornata, non li vogliamo accogliere regalando turbamenti con situazioni che avrebbero potuto generare timori ed apprensione. Cuesta, come sempre in queste occasioni, di lungo muso, aggrappato alle solite frasi ed alla solita poca empatia nell’essere infastidito da… tutto, rilascia le solite dichiarazioni.

Ultima, ma non meno importante, la comparsa dell’A.D. Federico Cherubini in sala stampo a fine gara, forse per manifestare la presenza della società e la coscienza del momento da parte di tutti. Addirittura il suo intervento induce a pensare che le cose vadano anche peggio di quel che si nota dall’esterno. Forse si è desiderato ripristinare certi confini (quest’anno salvezza i prossimi cinque o dieci anni non è detto che non si possano perseguire altri obbiettivi), ma, come si sa, determinati interventi andrebbero fatti prima che si materializzino certe situazioni. I provvedimenti praticati quando lo scivolamento in una certa china si sta già avverando non sempre portano effetti positivi. Speriamo si sia intervenuti in tempo. Spesso si è notato come il panorama attorno a noi non sia maggiormente luminoso, ma quel che lascia amareggiati, è il non aver voluto, in queste ultime uscite, far tesoro di quelle lucciole incontrate sul sentiero a rischiarare il nostro cammino… Ale Pongonazzo

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