
Cuesta: «Ci siamo presi dei rischi». Kolarov: «Campioni giocando bene»
SAN SIRO (MI) - Dalla sala stampa dello stadio Giuseppe Meazza, le dichiarazioni a caldo del post Inter-Parma (clicca qui per le pagelle), match terminato 2-0.
A presentarsi davanti ai microfoni, per i crociati, mister Carlos Cuesta e Adrian Bernabé. In rappresentanza dei nerazzurri, l’allenatore Cristian Chivu ha lasciato i microfoni al suo staff, preceduto dalle parole di capitan Lautaro Martinez .
Ecco le dichiarazioni raccolte dalla redazione di SportParma.
CUESTA «Per noi questa partita era un’opportunità, sapevamo che volevamo venire qua a fare punti e risultato, non ci siamo riusciti e ci dispiace. Sapevamo di voler fare una grandissima prestazione e per farcela gli eventi dovevano andare nella nostra direzione qualora avessimo avuto una chance. Ci sono stati dei momenti in cui siamo riusciti a giocare più nella metà campo avversaria e aver la palla, momenti positivi, ma quel gol prima dell’intervallo è stato abbastanza pesante. Loro hanno provato a rallentare il ritmo in fase di possesso e a volte in fase di non possesso, qui abbiamo avuto qualche momento ma dopo il minuto 80, quando hanno fatto gol, la partita è stata difficile da ribaltare. Cose positive? siamo stati competitivi ma non ci basta. Adesso dobbiamo concentrarci per la Roma e ci dà un’altra opportunità e dobbiamo sfruttarla
Nel primo tempo abbiamo anche palleggiato molto e quello ci ha permesso di giocare nella metà campo avversaria e non abbiamo subìto ripartenze, nel secondo momento in cui perdi la palla in situazioni quando non sei troppo compatto, sì, puoi soffrire un po’ di più, puoi essere più aggressivo e andare in parità numerica e sai che lasci spazi dietro, ti può permetter di recuperare palla prima ma sai che hai 50 metri dietro da difendere: è legato al tipo di partita e al rischio che ti vuoi prendere.
Quello che mi porto da questa stagione sono: lavoro, sacrificio, solidarietà, impegno e avere sempre visto i giocatori provare a fare il loro massimo in campo. A volte gli attaccanti fanno i quinti in difesa, Pellegrino lavora, come tutti gli 11 sono impegnati a lavorare per la squadra. La voglia di crescere è stato un ingrediente che non è mai mancato e si è visto dalla giornata 1 alla 35.
Non ho riguardato l’immagine sul primo gol ma posso dire che è una situazione in cui abbiamo recuperato palla e proviamo a ripartire con Valeri, da quinto, riconquisti palla e ti apri e in quel momento se ti apri velocemente sei scoperto nella transizione. Abbiamo provato a coprire con un mediano di parte ma non siamo riusciti a farlo bene e abbiamo preso gol.
Lo Scudetto dell’Inter è assolutamente meritato; faccio i complimenti a loro, a tutti: giocatori, dirigenti, società, staff, i risultati parlano per se stessi. Quando vinci con cosi tante giornate d’anticipo è perché sei stato migliore degli altri. Loro sono una squadra fortissima con tante capacità di attaccarti e in tutti i modi, per questo hanno fatto cosi tanti gol. Anche la loro capacità di essere aggressivi, di riaggredire, questo ti permette di essere una squadra di altissimo livello che è sempre stata lì per competere in Europa e ad alto livello.».
BERNABÉ «Questa partita ci lascia un po’ di amaro in bocca perché siamo venuti per provare a vincere ma sapevamo che c’era davanti la migliore squadra del campionato, in più in un’atmosfera bellissima. Abbiamo cercato di fare la nostra migliore partita e per certi tratti ci siamo riusciti. Secondo me ci è mancata un po’ di profondità per fare male ma sono fiero dei miei compagni per come hanno lottato.
Sul contratto, mancano ancora tre partite e poi si parlerà ma ora sto pensando solo alla fine del campionato e queste tre partite, non al contratto.
Vero che a volte quando siamo cosi bassi diventa un po’ difficile dare qualità perché spendiamo tante energie in difesa, ma partite come queste capitano e ho imparato a sporcarmi le mani e aiutare i miei compagni. Uno si adatta a quello che c’è e farlo il meglio possibile. Cuesta mi ha dato tante cose: il fatto che lui sia spagnolo mi ha aiutato tantissimo dall’inizio. È stata una stagione molto impegnativa sin dall’inizio perché ci sono stati tantissimi cambiamenti a livello di staff e tanti giocatori. All’inizio abbiamo fatto un po’ di fatica ma credo sia normale. Il mister ci ha sempre messo in condizione di essere sempre insieme e di essere una famiglia, i 42 punti che abbiamo in classifica lo dimostrano».
L. MARTINEZ «Metto in ordine gli Scudetti che ho fatto: il primo è stato il mio primo trofeo da professionista, il secondo è stato nel derby e con la seconda stella e rimarrà per sempre. Questo dopo la stagione dell’anno scorso, tanto sofferta, abbiamo fatto tanto lavoro e questo è il premio a tutto quello che abbiamo fatto. C’è tantissimo orgoglio perché non era semplice ripartire dopo tutto quello che è successo: dopo il Mondiale per Club, il mister e il gruppo hanno fatto la differenza. Con un gruppo forte gli obiettivi sono tutti più facili da raggiungere.
Cosa rende speciale questo gruppo? La voglia di vincere, come ripeto sempre, quando uno vince la cosa più importante e più difficile è sempre voler rivincere: la voglia di voler portare trofei a questo grandissimo club è l’obiettivo principale di questo gruppo. Oggi abbiamo riportato un altro Scudetto, trofeo che l’anno scorso non siamo riusciti a vincere. Tra qualche giorno abbiamo un’altra finale (di Coppa Italia, ndr) per riportare un trofeo che manca da un paio d’anni.
Chivu ha dato aria nuova alla squadra, ha dato tanta libertà e sta portando avanti una sua idea anche di calcio moderno come sta andando ora. Per noi è difficile cambiare perché arriviamo da due allenatori che la pensavano in maniera diversa. Lui ha aiutato noi ma anche noi lo stiamo aiutando tanto. Vero che lui ha vissuto tanti momenti importanti con questa squadra ma lo ringrazio perché si è reso disponibile a farsi aiutare dalla squadra».
KOLAROV «Di solito quando si cambia l’allenatore, l’aria è sempre nuova. Non so che dire, noi col mister abbiamo cercato di lavorare bene e di proporre ai giocatori magari qualche idea nuova e non togliergli nulla, ma aggiungere qualche idea nostra, su come interpretare il gioco. Tutti noi, ma soprattutto il mister, abbiamo creduto che potesse arrivare un giorno come oggi, perciò posso dire solo che siamo super felici.
Una partita chiave? Noi non la vediamo così, crediamo in un percorso, non è una partita persa o una vinta a toglierci i pensieri dalla testa di come la squadra deve giocare. A volte eravamo soddisfatti dopo una sconfitta, per come la squadra ha interpretato la gara, così come dopo qualche vittoria non li eravamo. È importante vincere ma abbiamo voluto farlo anche giocando bene. Vincendo il campionato oggi credo che ci siamo riusciti.
I ragazzi sono stati bravissimi ad accettare le nostre richieste ma è stato facile lavorare con loro, si sono messi subito a disposizione. Chiudo la parentesi sulla sconfitta dell’anno scorso: l’Inter significa che l’anno scorso ha lottato per vincere tutto, poi nel calcio si può vincere o si può perdere, ma le altre squadre erano tutte sedute sul divano a guardarci. Io vorrei parlare da giugno, da quando siamo arrivati noi e subito la squadra si è messa a disposizione, abbiamo sfruttato le qualità calcistiche dei giocatori, ma soprattutto quelle umane. La base per giocare nell’Inter è la qualità ma la differenza la fanno gli uomini. Per noi non è finita, abbiamo ancora un obiettivo: vincere la Coppa Italia».
CECCHI «Grandi differenze di gioco da Inzaghi a Chivu non ci sono state, abbiamo solo continuato un percorso cominciato con mister Inzaghi. La cosa più importante di quest’anno sono state proprio le sconfitte perché le abbiamo assorbite bene e abbiamo sempre creduto di poter fare bene il nostro lavoro. Ci sta di cadere ma siamo stati bravi a metabolizzare le sconfitte e andare avanti. Ringrazio il mister Chivu che mi ha permesso di restare qua e lavorare con loro.».
PALOMBO «il segreto dei calci piazzati’ Abbiamo dei battitori e dei saltatori molto forti, abbiamo cercato di sfruttare questa caratteristiche senza inventarci chissà che. Avere un battitore forte è già il 60-70%. Bravi loro».
L. MARTINEZ «Metto in ordine gli Scudetti che ho fatto: il primo è stato il mio primo trofeo da professionista, il secondo è stato nel derby e con la seconda stella e rimarrà per sempre. Questo dopo la stagione dell’anno scorso, tanto sofferta, abbiamo fatto tanto lavoro e questo è il premio a tutto quello che abbiamo fatto. C’è tantissimo orgoglio perché non era semplice ripartire dopo tutto quello che è successo: dopo il Mondiale per Club, il mister e il gruppo hanno fatto la differenza. Con un gruppo forte gli obiettivi sono tutti più facili da raggiungere.
Cosa rende speciale questo gruppo? La voglia di vincere, come ripeto sempre, quando uno vince la cosa più importante e più difficile è sempre voler rivincere: la voglia di voler portare trofei a questo grandi
