Australia ai piedi di Circati, papà Gianfranco: «Ale ha la testa al Mondiale»

In Australia impazza, letteralmente, la Circati-mania. Grazie alle performance contro la Turchia, prima, e gli Stati Uniti, poi, che hanno inaugurato il Mondiale nordamericano, il difensore (classe 2003), nativo di Fidenza e in forza al Parma, si è mettendo in luce con gli Aussies a tal punto da da attirare su di sé le attenzioni dei media oceanici e, soprattutto, quelli di diverse club europei.

È probabile che non tutti i rumors corrispondano al vero (l’ultima indiscrezione - forse, più una boutade, per dirla à la francese - lo vedrebbe nel mirino del Paris Saint-Germain), ma di certo sottolineano l’importante crescita del promettente centrale, già definito dai suoi connazionali un «World Cup star». Gli articoli e le interviste in questi giorni si sprecano, tanto da scomodare anche i parenti del difensore per metà parmigiano e per metà australiano. Sulle origini e sul suo percorso da calciatore ha parlato, in un’intervista al portale Football360.com, papà Gianfranco, che in carriera aveva giocato per diverse società italiane (tra cui Parma - senza mai esordire - Modena, Salernitana e Cosenza) prima di chiudere la carriera in Australia, a Perth, dove sarebbero poi cresciuti i due figli, Gianluca e Alessandro.

«Ale è nato in Italia, ma ha fatto tutta la sua vita in Australia, quindi è australiano. Porta il mullet (il taglio di capelli, ndr) da sei o sette anni… anche se di questo non sono molto felice – scherza, per un attimo, il 55enne salsese –. Non importa dove sei nato. Dipende da dove sei cresciuto, da come sei cresciuto. Quindi, non sono d’accordo con la gente che dice che se non sei nato in Australia, non sei australiano. No, non è il caso. Per noi Ale nato è nato in Italia, ma è un australiano al 100%».
Sgombrato ogni dubbio sulle origini del figlio minore, papà Circati ha affrontato tanti altri temi nel resto dell’intervista, condotta dal giornalista David Weiner, intitolata Quando tuo figlio è una stella della Coppa del Mondo, un capitano a 21 anni e un bersaglio per PSG e Atletico: tre chiamate di vita per cui l’Australia dovrebbe ringraziare la famiglia Circati!.

Gli è stato chiesto un commento anche sulla scelta del CT Popovic di eleggere (sebbene solo pro tempore) Ale a capitano dei Socceroos, all’età di soli 21 anni: «Significa che è stato apprezzato come persona, non solo come giocatore. Quando aveva indossato la fascia da capitano del Parma ho pensato che fosse fantastico. Ma quando è diventato capitano dell’Australia, è stato qualcosa di ancora più grande» ha rivelato.

Tra le curiosità più impellenti del momento era inevitabile che ci fosse anche il calciomercato e le possibili offerte che potrebbero allontanare Alessandro dall’Emilia e fargli fare il grande salto in una big europea: «È una bella sensazione per lui, quindi penso che dia un po’ più di grinta per continuare a fare quello che sta facendo – replica Circati senior –. Ma le voci sono lì oggi e domani, forse, possono scomparire. Quindi, deve essere molto concentrato sulla Coppa del Mondo e, se succederà qualcosa, il tempo lo dirà».

Mentre in passato (dopo aver appeso gli scarpini al chiodo) è stato un allenatore, ora Gianfranco vive la vita di un genitore orgoglioso. Il rapporto con il figlio non ruota necessariamente attorno al calcio: «Gli do un feedback principalmente sugli errori, ma ha i suoi allenatori che gli dicono cosa deve fare. Sono più come un padre. In pratica mi sto godendo il mio tempo».

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