
La visita di Taffarel a Collecchio riaccende il dibattito sulla porta crociata
C’è profumo di grande storia e di leggende verdeoro al Mutti Training Center. Nel quartier generale crociato, infatti, è arrivata la visita di Cláudio Taffarel, indimenticato campione brasiliano che con la maglia del Parma ha collezionato ben 79 presenze in campionato (tra il 1990-1993 e il successivo ritorno nel biennio 2001-2003), impreziosite da trofei e pagine memorabili.
Come spesso accade quando le grandi legends del club fanno ritorno in Emilia, la visita dell’ex portiere ha avuto il sapore di una gradita rimpatriata da special guest. Lo testimoniano le immagini stesse prodotte e diffuse, tramite i canali social, dal Parma, che offrono l’occasione anche per un suggestivo spunto di riflessione. Oltre a un caloroso abbraccio con il connazionale Diego Carlos - sempre sorridente, sebbene nelle ultime due uscite di campionato abbia perso il suo posto in difesa, a discapito di uno guadagnato in panchina - nel breve filmato del giorno si scorge, infatti, un saluto e uno scambio di battute tra il brasiliano e l’attuale preparatore dei portieri Nicola Pavarini.
Un passaggio di consegne ideale e un filo conduttore tra ieri e oggi, che si intreccia inevitabilmente con il momento delicato vissuto dalla porta del Parma. Negli ultimi 180 di Serie A, infatti, le gerarchie tecniche hanno subito una scossa: Giovanni Daffara ha scalzato dal ruolo di titolare Edoardo Corvi che, dopo aver difeso i pali crociati in tutte le prime 8 giornate di Serie A, era finito nel mirino della critica (di una fetta di tifoseria e di alcuni organi di stampa) a causa di alcune reti subite a tal punto da metterne in discussione un valore, invece, già comprovato a suon di parate nelle 18 presenze (con 17 gol subiti e ben 7 clean sheets) della passata stagione. I gol incassati nelle sfide di cartello contro Juventus, Inter e Lazio sono state figlie dei rischi legati alla rigorosa costruzione dal basso - richiesta, soprattutto, dal nuovo allenatore Alberto Gilardino –, che lo avevano esposto a troppi pericoli nell’esasperato palleggio con i piedi.
Direttive diametralmente opposte, invece, quelle assegnate all’ormai ex dodicesimo Daffara (comprato per ben 6 milioni in estate dalla Juventus) che, nelle sue prime 2 presenze in massima serie, ha blindato la porta tenendola inviolata. E, se il risultato che consegue - come avvenuto contro Udinese e Atalanta - è quello di conservare il più piacevole degli zeri, rinunciando ai rischi corsi con la costruzione bassa dalla difesa, va da sé che qualche rilancio lungo di troppo gli sia stato perdonato o, finanche, sia passato quasi inosservato nell’analisi generale delle sue due prime apparizioni, che hanno denotato caratteristiche molto differenti tra i due. Quasi, incomparabili.
Un’alternanza di stili e di scelte che si consuma sotto gli occhi benevoli della storia: la presenza a Collecchio di una leggenda del calibro di Taffarel ricorda a tutto l’ambiente il peso di una tradizione di portieri bravi tra i pali, ma anche abili nel gioco con i piedi. Certo, giocare nell’epoca d’oro del Brasile o nell’invincibile Parma degli anni Novanta avrebbe agevolato persino il compito degli estremi difensori di oggi.
