
NELLA TANA DEL PONGONAZZO / PARMA, SUGGESTIONE SOSTENIBILE
(Ale Pongonazzo) – Nei giorni scorsi, è giunta la comunicazione, pubblicata dal Majo con tempismo da primatista olimpico, e successivi approfondimenti alla sua maniera, circa le nuove nomine nel CDA del Parma Calcio. D’un tratto si è passati da un triskelion (antico simbolo formato da tre spirali unite al centro rappresentante triplicità) costituito da Cherubini, Krause (papà) e Krause (figliuolo), ad un più classico pentacolo (simbolo magico ed esoterico consistente in una stella a cinque punte) in seguito ai nuovi ingressi: Munn ed Aboah.
Questo nuovo assetto, oltre che suscitare curiosità su quello che potrà essere il nuovo culto pagano, ha riportato una certa attenzione su quella che è la galassia completa di cui facciamo parte con il nostro (loro) Parma Calcio. Sembra sempre più evidente come la maggiore fra le stelle sia proprio la squadra Crociata e miga parchè ‘l diggh mi, ma perché anche sul sito Krausegroup.com, nella pagina riservata al mostrare la famiglia dei marchi, il Parma Calcio compare come primo componente della famiglia stessa.
Considerando tutto, potrebbe essere inserito in evidenza solamente per motivi di immagine, ma, valutando il resto dei parenti, non sembra vi possano essere figure in grado di ricoprire il ruolo di capofamiglia meglio della squadra ducale.
Il problema, semmai, sembra essere che in questi anni il capofamiglia ha depauperato danari in quantità ed il reale patriarca (K.K.), ha dovuto generosamente provvedere col proprio patrimonio per mantenere i conti in ordine. Le altre attività di spicco del gruppo guadagnano sicuramente ed hanno pure migliorato le proprie performance negli ultimi anni, ma, almeno apparentemente, non in modo tale da poter sostentare una squadra di calcio di serie A. Ad esempio, le cantine Vietti, hanno prodotto un fatturato attorno ai 18 milioni di euro relativamente all’anno 2024 con un utile fra i 3 ed i 4 milioni, solo questo dato pare sufficiente a far comprendere il panorama complessivo.
Di conseguenza appare del tutto naturale ascoltare di auto-sostentamento, sostenibilità, consapevolezza e ponderazione, tutti termini che troviamo ormai appiccicati ad ogni cosa, non tanto per il giusto valore che hanno o potrebbero avere, ma, più spesso, perché sembrano fornire giustificazioni preventive nell’allontanare il momento i cui avere riscontro degli obbiettivi indicati. Traguardi che vengono propagandati, per poi essere offuscati da nuovi e più urgenti racconti. Arriva la comunicazione, la comunicazione contemporanea, quella che ridefinisce l’immagine di sé stessi nel modo in cui vorremmo essere percepiti, indipendentemente da tutto il resto. Porta con sé suggestioni di nuove prospettive, nuove possibilità, trasporta in un futuro luminoso nonostante sia invisibile. Forse è proprio questa luce artificiale che acceca ed inibisce la vista, ma ci assicurano il panorama sarà stupendo, pur rimanendo un racconto. L’auto-sostenersi sembra ragionevole ed è senza dubbio lodevole, ma quella che pare una virtù è solo una necessità. Nessuna scelta superiore, solo un’esigenza.
L’impresa calcio è una attività che non può essere paragonata ad una qualsiasi altra iniziativa imprenditoriale, al netto di un buon piano industriale, risulta meno prevedibile ipotizzare scenari e prospettive rispetto ad altri ambiti. La squadra di calcio rimane suscettibile di evenienze non controllabili che difficilmente possono essere inserite in un contesto di sicura programmazione. Pare una banalità, ma una decisione arbitrale, un grave infortunio, un palo scheggiato da una parte o dall’altra possono cambiare completamente il destino di una stagione, non tanto per quanto riguarda il risultato sportivo, ma proprio per quanto attiene all’aspetto economico finanziario, o almeno possono farlo quando si cammina sempre sul ciglio della strada con il rischio concreto di cader nel fosso.




