La rivincita di Ordóñez: dal rosso dell‘andata al gol di Bologna

Il destino, nel calcio, ha una memoria finissima. Non dimentica nulla e sceglie con cura quando restituire. È questo quello che è successo al Dall‘Ara, quando al 95‘ Christian Ordóñez ha raccolto un pallone al limite dell‘area e l‘ha spedito, con precisione millimetrica, alle spalle di Skorupski.

Gol vittoria, 3° derby dell‘Emilia stagionale deciso, Bologna al tappeto e settore ospiti in visibilio. Tre punti che profumano di salvezza, o quasi.

Un gol che vale doppio, forse anche triplo per Ordóñez. Perché a deciderlo è lo stesso giocatore che all‘andata aveva complicato i piani dei crociati, rimediando alla mezz‘ora una sciocca espulsione che aveva lasciato i suoi in dieci e spianato la strada al Bologna per la rimonta. Da lì in poi per El Tractorcito spazio ridotto e fiducia centellinata: 159‘ giocati tra la gara d‘andata e quella di ritorno, appena 6 presenze - di cui una sola da titolare, contro il Napoli, dove ci fu un ampio turnover. In totale sono 801‘ stagionali in 18 presenze (15 in A e 3 in Coppa Italia): troppi pochi per costruire continuità, ma abbastanza per lanciare qualche segnale a Cuesta.

Ordóñez non ha mai incantato, a essere sinceri. A tratti è apparso ancora molto grezzo, specie dal punto di vista tecnico, e lontano dall‘essere un centrocampista fatto e finito. Ma ce lo si poteva aspettare, vista l‘età (21 anni), la poca esperienza e la sua prima stagione in Europa. Ciò che non è mai mancata, però, è la sua voglia di lottare, di lasciare tutto sul campo, di non risparmiarsi. Caratteristiche che, in questo momento della stagione, forse, valgono più di una semplice giocata pulita o di un‘imbucata.

Forse la gara del Dall‘Ara potrebbe avere smosso qualcosa nelle certezze Cuesta. Potrebbe essere il momento della svolta per il centrocampista argentino, tanto festeggiato e ben voluto dai suoi compagni, specie dal connazionale Pellegrino, con cui condivide un rapporto di strettissima amicizia. Ed è da questo che nasce una riflessione che, probabilmente, tanti tifosi crociati si sono posti al termine della gara. La sensazione è che, in un centrocampo dove Bernabé e Sørensen non convincono al 100%, il nuovo arrivato Nicolussi Caviglia sembra doversi ancora ambientare e con il solo Keita che sta spiccando per prestazioni e costanza di rendimento, Ordóñez avrebbe potuto e potrebbe avere più spazio. Non per chiari meriti acquisiti, ma per attitudine, fame e voglia di sporcarsi mani, scarpini e casacca.

Il derby, intanto, lo ha deciso lui con un gol (festeggiato con la palla sotto la maglietta, ad annunciare la futura e giovanissima paternità, ndr) che potrebbe valere un gran pezzo di salvezza. Il calcio sa essere crudele, ma a volte concede anche le seconde opportunità con cui riscrivere la propria storia. Ordóñez l‘ha fatto, al 95‘. E adesso chiede solo una cosa: continuità.

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