Uno, Nessuno, Manenti: da carnefice a vittima del sistema?

Ci sono tanti modi di raccontare le storie, a volte tragico e comico combaciano alla perfezione e si cammina in equilibrio tra le conseguenze tremende che imprese come quella di Manenti provocano e il fascino ipnotico di una corsa a perdifiato verso il baratro. Come una specie di Tiger King di pianura, Manenti ci ha raccontato tutto e il contrario di tutto e noi abbiamo ascoltato, siamo risaliti alle fonti, abbiamo messo in fila i fatti per quelli che erano. Queste le parole con cui Michele Dalai, senior vice president content DAZN ha introdotto nei giorni scorsi il docufilm di cui è autore che abbiamo potuto vedere in anteprima e che tratta di uno dei personaggi più odiati dalla tifoseria parmense e forse offre, a mente fredda e 10 anni dopo, una lettura un po’ diversa di cosa effettivamente successe. 

Al ridotto del Teatro Regio, nella mattinata di domenica 7 giugno, come primo evento della giornata conclusiva del Festival della Serie A, si è infatti tenuta la presentazione e l’anteprima del docufilm intitolato Uno, nessuno, Manenti. Presente appunto l’autore, Michele Dalai, insieme a Franco Vanni (La Repubblica, co-autore) e al produttore Maurizio Vassallo (CEO Except) moderati da Lorenzo Dallari (Direttore Editoriale Lega Calcio Serie A).

Diciamolo, quella che all’epoca fu un’impressione, dopo la visione dell’opera di Dalai e Vanni, diventa quasi una certezza: Manenti è stato, forse suo malgrado, una sorta di Monsieur Malaussene (non ce ne voglia Daniel Pennac) e cioè un perfetto capro espiatorio. Manenti è sibillino: Non mi sento nè la vittima, nè di essere sacrificato. Alla fine della storia qualcuno deve prendersi la colpa. Non è dato sapere e non vi sono evidenze giudiziarie che in effetti ci fosse qualche manovratore occulto, ma di sicuro il carattere del perito agrario, ha contribuito a farlo entrare perfettamente nella parte, con quel mix di spocchia e voglia di emergere che lo hanno fatto precipitare al centro del vortice che travolse il Parma FC trascinato sull’orlo del baratro e abbandonato da Tommaso Ghirardi (Lucarelli lo definisce senza mezzi termini il vero responsabile) e poi passato di mano in mano fino all’epilogo del fallimento e ripartenza dalla Serie D.

Il documentario parte proprio con la frase profetica dell’allora advisor dell’operazione (scomparso qualche anno fa) Fiorenzo Alborghetti: C’è un matto che va a prendere una società che è a rischio di fallimento e ci fallisce?.

Quella frase venne pronunciata durante una delle conferenze stampa sportive più viste di sempre che è in effetti, proprio grazie alla sua notorietà, la spina dorsale che permette al documentario di svilupparsi e a Giampiero Manenti di difendersi, in qualche modo: Durante quella conferenza stampa fu travisata tutta quella che doveva essere la scaletta concordata. Era un attacco alla persona. Nel momento in cui un giornalista mi disse che avevo acquistato il Parma a un euro, dico che, in economia, se una società perde soldi da cinque anni non vale neanche un euro. Quindi di cosa stiamo parlando?. Le espressioni facciali di Manenti sono le stesse di oltre 10 anni fa, il modo in cui dimostra di essere certo di quello che sta dicendo non è cambiato di una virgola. Qualche capello in meno, ma lo stesso identico sguardo di chi vuole venderti la sua verità come unica possibile. Federico Venturi Ferriolo, avvocato esperto di diritto sportivo, gli viene in aiuto confermando che il valore di un euro sta a fotografare quello che è il valore reale della società in quel momento, dipendente dalla situazione patrimoniale deficitaria.

Nel documentario si susseguono gli interventi dei protagonisti dell’epoca, da Stefano Perrone (Al Tardini una conferenza stampa particolare… quasi surreale.) al capitano Alessandro Lucarelli passando per l’ex Sindaco Federico Pizzarotti e con un un cammeo del tifosissimo Paolo Nori. E lo scambio tra Dalai e Vanni che si trovano faccia a faccia nel docufilm è supportato dalla testimonianza giornalistica di Mario Gerevini che, partendo proprio dalla celebre conferenza stampa che tutti conosciamo quasi a memoria, ovviamente non poteva mancare. Da tragedia a commedia grottesca, c’è un po’ di tutto nel lavoro di Dalai e Vanni che non cercano sicuramente di migliorare l’immagine di Manenti, ma certamente riescono nell’intento di far cambiare leggermente il punto di vista ai meno attenti.

Non vogliamo spoilerare altro del film (che vi invitiamo a guardare su DAZN) ma a noi fa piacere immaginare che l’idea di produrre il documentario possa essere nata proprio guardando le reazioni che ancora, come ogni anno da 11 anni, si susseguono sotto il taglio di 10 minuti che facemmo di quella conferenza stampa entrata (a detta dei protagonisti) nella storia e che si prepara a tagliare il traguardo delle 2.000.000 di visualizzazioni e che oggi come ieri, serve da monito su chi possa e non possa accedere sul ponte di comando di una grande squadra e soprattutto su come non si deve fare una conferenza stampa.

L’occasione è quindi buona per rivedere proprio quel passaggio storico e surreale al contempo, in cui tutto sembrò venire a galla, magari osservando il tutto con uno sguardo diverso, alla luce delle dichiarazioni presenti nel documentario.

Sotto il video vi lasciamo il link alla conferenza integrale e alcune delle conferenze che precedettero l’avvento di Giampiero Manenti al Parma e la conferenza che sancì, appunto, il nuovo inizio che portò alla rinascita del Parma e la strepitosa cavalcata dalla serie D alla A in soli 3 anni. Oltre a questo il video satirico che si conclude proprio con la frase scelta come incipit del documentario di Dalai e Vanni.

Qui la conferenza integrale:
https://dai.ly/x2h36i3

 

La presentazione dell’avvoato Giordano, a nome della proprietà che poi cedette a Manenti il Parma:

 

La conferenza con cui l’ex presidente Tommaso Ghirardi lasciò il Parma FC:

 

Gli eventi si prestarono perfettamente ad un video satirico che uscì in quei giorni per mano della misteriosa crew Parma101 con tutte le citazioni delle varie conferenze mixate ad arte (sulla musica di Pinocchio): 

 

Dopo il disastro, la rinascita con la conferenza del Parma Calcio 1913 di Nuovo Inizio e il presidente Nevio Scala:

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