Rinaldi fa visita al suo Celtic Cavriago: «Umile e disponibile, merita una chance»

È un normalissimo e afosissimo lunedì di fine giugno. In pianura padana fa caldo e non c’è molto da fare. Trascorrerlo in spiaggia, senza troppe preoccupazioni, sarebbe l’alternativa di molti giovani. Ma non quella di Filippo Rinaldi: un ragazzo che, nonostante lo status di calciatore professionista, è rimasto più che mai attaccato alle sue origini.

Il non ancora 24enne portiere del Parma, montecchiese di nascita, il suo locus amenus lo ha in quel di Cavriago. Il comune in cui è cresciuto, in cui ha coltivato e mantenuto rapporti e amicizie, in cui ha incominciato a giocare a calcio. «Felice colui che può conoscere l’origine delle cose» scriveva il poeta latino Virgilio; e per Rinaldi il principio fu la società di paese, il Celtic.
Nonostante si sia rivelato a tutta Italia - a Napoli in particolare - il 14 gennaio scorso allo stadio Maradona-San Paolo ergendosi a eroe crociato e protagonista dei giorni a seguire (clicca qui per rivedere la videointervista a SportParma), il Parco dello Sport a Cavriago regala ancora certe sensazioni speciali. E lì, in via Bassetta, è tornato nella mattinata di ieri Filippo, che ha deciso di spendere un giorno delle sue ferie per far visita a tanti ragazzi, tra i 6 e i 14 anni, che stanno intrattenendosi con il summer camp organizzato, dal 10 giugno sino al termine del mese di luglio, dal club biancoverde.

Un saluto, uno scambio di abbracci con qualche vecchia conoscenza, un po’ di tempo dedicato a chi lo guarda, dal basso verso l’alto, con ammirazione e senso di stupore. Qualcuno, nonostante la sponda reggiana dell’Enza, esibisce anche una maglia crociata. «Filippo è un ragazzo umile, bravo, è sempre disponibile» racconta ai nostri microfoni Andrea Scarabelli, presidente del Celtic Cavriago. «Non è la prima colta che ci riserva questa sorpresa: tutte le estati ci viene a trovare. Per i nostri ragazzi è un riferimento: è stato il nostro primo, e  per ora unico atleta, a raggiungere un certo livello. È una grande soddisfazione». Un gesto semplice, spontaneo, che ha regalato gioia a tutti i concittadini, inevitabilmente anche suoi fan: «Si è messo a disposizione dei bambini, che gli hanno fatto delle domande - prosegue il massimo dirigente cavriaghese –: il debutto con il Napoli è stato l’argomento principale».

Scarabelli - che di Pippo (o Filo), per via dell’amicizia che lo lega a Rinaldi sr (Roberto), è anche il padrino - ricorda con piacere come avvenne il grande salto dell’enfant du pays, dal calcio di provincia a quello professionistico. «È sempre stato con noi, fino ai 13 anni. Poi, tramite Dario Morello e Fausto Pizzi, che all’epoca era il responsabili del settore giovanile del Parma, capitò quest’occasione. All’inizio, andò come terzo portiere nei Giovanissimi: i patti, con Pizzi, erano stati chiari. Ma Filippo in due o tre mesi scalò le gerarchie velocemente. E da lì in poi avrebbe sempre fatto il titolare fino alla Primavera, prima di andare in giro sui campi di Serie C per fare esperienza con Aquila Montevarchi, Piacenza, Olbia e FeralpiSalò».

Curiosamente, nello stesso arco di tempo, il Parma - forse avendo fiutato la cessione a grandi cifre del portiere titolare Suzuki dopo le prestazioni di livello mondiale – stava perfezionando l’affare-Daffara, che si sarebbe concluso nel giro di poche ore. Un’operazione in entrata che, neanche troppo velatamente, sembra togliere spazio al talento di Rinaldi, che dopo 97 partite in Serie C e 1 sola in A, appare destinato a trovare spazio lontano da Parma. Almeno per la stagione 2026/2027, visto che il suo contratto con il club gialloblù durerà fino al 2029.

«Qui a Cavriago ci auguriamo tutti che abbia le giuste opportunità per continuare a dimostrare il suo valore che ha già dimostrato anche in Serie A, nell’unica occasione che gli è stata concessa». Più spazio per Rinaldi: è l’auspicio di Scarabelli, ma anche quello di tifosi del Parma. D’altronde, sarebbe anche meritato, solo per il fatto di essere in grado di mettere d’accordo i territori che sorgono sulle rive opposte dell’Enza. Unite, per una volta, senza alcun tipo di rivalità.

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