
Cherubini: «Il sogno è tornare in Europa, ma il player trading è decisivo. Sul nuovo Tardini vedremo…»
L’amministratore delegato del Parma Federico Cherubini prova ad alzare l’asticella. La parola Europa torna d’attualità, ma il player trading è indispensabile per alimentare la società del patron Kyle Krause, sebbene in questi anni l’imprenditore americano abbia investito ingenti quantità di denaro. Due concetti, ambizione e plusvalenze, che in Italia sono sempre più difficili da realizzare.
In una lunga intervista al sito specializzato Calcio e Finanza (a cura del direttore Luciano Mondellini), che è possibile leggere integralmente QUI, Cherubini ha analizzato passato, presente e futuro del club crociato. Nulla di nuovo, invece, è emerso sul progetto del nuovo Tardini. Ecco un estratto dell’intervista:
GLI INVESTIMENTI DI KRAUSE: Krause ha garantito al Parma la possibilità di rimanere a certi livelli. Sicuramente il percorso è stato difficile perché appena comprato il club il primo anno c’è stata la retrocessione, i tre anni di B sono stati duri. Oggi, con il ritorno in Serie A e la salvezza dello scorso anno, siamo riusciti a fare un lavoro, naturalmente alimentato in maniera prevalente dal player trading, di riequilibrare i conti, arrivando più o meno al break-even.
IL PLAYER TRADING: È evidente che il buon risultato del bilancio di quest’anno (il Parma ha sfiorato il pareggio di bilancio ndr.), così come quello che speriamo arrivi anche nel prossimo, passano dal player trading. Sono molto orgoglioso del fatto che il lavoro di tutto il team ci ha portato a migliorare ricavi e costi ordinari. È vero che abbiamo incassato una cifra importante dalle cessioni, ma se ci fosse stata quella e un peggioramento sui costi ordinari avrebbe avuto un sapore diverso. Invece abbiamo ridotto i costi e aumentato i ricavi operativi: questo dimostra che c’è attenzione a tutto.
EQUILIBRIO DI BILANCIO: Vedremo cosa succederà in estate. Per avvicinarsi ai risultati di quest’anno la componente player trading sarà importante, ma non è possibile pensare di recuperare 40-50 milioni sulla parte dei ricavi ordinari. Non governiamo la parte principale dei ricavi per i club di calcio, che sono i diritti tv. Dal punto di vista commerciale stiamo cercando strade per nuove linee di ricavi, ma non è facile, quindi sicuramente, al momento, la spinta del player trading resta decisiva.
STRATEGIE COMMERCIALI: Abbiamo un piano commerciale che non voglio definire aggressivo ma stiamo cercando di riposizionarci, anche con l’arrivo di Danilo Sciò, nostro Chief Revenue Officer. Qui è sempre stato fatto un lavoro straordinario legato alla rinascita del Parma. Dobbiamo fare un’evoluzione di quel progetto per portare Parma a sposare brand internazionali, avere una dimensione che esca anche dall’ambito locale. Dobbiamo riuscire a valorizzarci puntando sulle peculiarità di questo territorio. Noi abbiamo brand e riconoscibilità mondiale del territorio che si uniscono alla storia del Parma.
IL NUOVO TARDINI: Vedremo con quali modalità e quali tempistiche, ma sicuramente c’è un obiettivo di migliorare l’infrastruttura qui, quindi rimanere al Tardini. Pensando in termini di ricavi, è mevidente che per toccare numeri che possano incidere per una società dobbiamo guardare anche al di fuori del calcio.
IL SOGNO EUROPA: L’ambizione di Krause credo sia quella di tutti, cioè un giorno poter tornare a giocare nelle coppe europee. In questa prima fase dopo il mio arrivo ci siamo concentrati molto su due temi, uno diciamo forse inflazionato, cioè la sostenibilità, e l’altro è la competitività. Tenerli insieme a volte non è facile. Oggi abbiamo consolidato la nostra presenza con la seconda salvezza, dobbiamo aggiungere un tema di ambizione. Dobbiamo immaginare che non si possa partire ogni anno dicendo che il nostro obiettivo è restare in Serie A. Abbiamo fatto un percorso, dobbiamo avere anche l’ambizione di poter puntare a qualcosa di più importante, sapendo che è difficilissimo, sapendo che sarà strutturale per noi dover cedere, o cedere anche tante volte non per nostra volontà, ma poi c’è il mercato.
