Mondiali: sayōnara Suzuki! Giappone rimontato all’ultimo dal Brasile

Si è conclusa ai sedicesimi di finale la prima avventura in un Mondiale per Zion Suzuki, che ha visto il suo Giappone cadere, al cospetto del favorito Brasile (2-1 per i verdeoro, ndr), solamente al penultimo minuto del recupero.

Che le scelte e l’organizzazione di questa Coppa del Mondo siano discutibili lo conferma anche il risultato di questo secondo sedicesimo di finale, con cui il Giappone si è congedato dalla kermesse. Dopo l’orrendo Canada-Sudafrica (rispettivamente 30ª e 54ª nazionale del ranking FIFA), coi bafana bafana anch’essi sconfitti all’ultimo, per gli appassionati di calcio sarebbe stato comunque difficile da digerire l’uscita di una tra Brasile e Giappone. Dire sayōnara ai samurai blu è difficile specialmente per gli italiani, che in un recente sondaggio RAI li hanno eletti come loro seconda squadra preferita per la vittoria, dopo l’Argentina di Messi.

L’anime Holly e Benji, più di quarant’anni fa, aveva previsto (quasi) tutto giusto: in un torneo giovanile, diretti come oggi da un arbitro italiano - calvo e dannatamente somigliante a Pierluigi Collina –, i giocatori del Sol Levante rimontavano i carioca aggiudicandosi la palma di miglior Under del mondo. Nemmeno un anno fa, a ottobre, i nipponici battevano i sudamericani, per la prima volta in 8 precedenti, anche nella realtà e per giunta in rimonta per 3-2, sebbene solo in amichevole. Oggi, nel secondo Brasile-Giappone in un Mondiale, Suzuki e compagni hanno addirittura rischiato di rovesciare i pronostici e il vento della storia visto che, per 56′, sono stati in vantaggio.

Il gol di Sano, al 29′, ha coronato un primo tempo, se non dominato, quantomeno controllato dagli asiatici, il cui estremo ha dovuto fronteggiare un solo, innocuo, tiro. Nella ripresa, la musica è cambiata: l’emiliano ed ex Parma Carletto Ancelotti ha inserito Endrick e allargato Rayan e Vinicius, soprattutto, che hanno fatto partire la samba. Con cross spioventi da tutti gli angoli, Zion ha salvato sulle incornate di Guimaraes e Casemiro, con la complicità del redivivo Tomyiasu, ma nulla ha potuto sul secondo tentativo del mediano gialloverde, che ha pareggiato i conti al 56′. Non irreprensibile, Suzuki, sul pari, che nel test più impegnativo dell’intero torneo ha mostrato le stesse imperfezioni di quando ha indossato il gialloblù: una certa rigidità sul piazzamento e una posizione tra i pali per certo migliorabile gli hanno impedito di levare dalla porta il gol di Casemiro e, sinora, di spiccare il volo tra l’Olimpo dei portieri.

Per riflessi, invece, il portiere asiatico del Parma è già nel novero dei migliori: ne sa qualcosa quel satanasso di Vinicius, incredulo sul miracolo che ha deviato sul palo il possibile 2-1, appena 2′ dopo il pareggio. Nella mezz’ora conclusiva, la prestazione di Suzuki è stata senza macchia e senza paura, come dimostrato dalle 2 uscite e dalle 4 prese alte (non certo il suo forte). Sollecitato anche coi piedi (51 tocchi, 1 solo fallito, da cui 20 passaggi riusciti su 29 col 50% dei lanci) e pure attento in 1 recupero difensivo, non ha granché da rimproverarsi sul 2-1 di Martinelli, al 95′, che pure aveva sfiorato con i polpastrelli.

Chiuse le porte del Mondiale, si apre ora il portone del mercato. Zion, autore di 4 buone - se non ottime - partite, non potrà più farsi ammirare a Canada-USA-Messico 2026. Forse, dopo questo Mondiale, nemmeno a Parma. Ad ogni modo, arigatō Zion.

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