
FUORI I PIGNOLI di Fiore Di Feo / CUESTA STORIA E’ DURATA GIA’ TROPPO…
(Fiore Di Feo) – “L’è un bon ragas”. Stop. Si veste bene, educato, saluta sempre, risponde a modo. Ottimo genero nel caso aveste figliole in cerca di marito. Ma allenare una prima squadra in Serie A non è cosa sua, o comunque non lo è qua, così e in questo momento.
Caro Carlos, niente di personale, ma non mi sei garbato fin da subito. Dalla prima partita in casa con l’Atalanta, quando la Bergamasca Calcio era affidata ad uno Juric capitato anch’egli dentro una cosa più grande di lui. Quel tuo continuo agitarti, lungo la linea laterale davanti la panchina. Quel fastidiosissimo, incessante ed esasperante battere le mani da palmeros di flamenco.
Il tentativo costante, ultimamente meno frequente, di telecomandare (alla Antonio Conte) i movimenti di tutti i tuoi giocatori in campo. Tutto ciò mi ha dato l’impressione, immediata, di agitazione, ansia, “fregola”, per mascherare idee di gioco, da sviluppare in campo, non ben recepite dai giocatori.
L’estate ci salutava, le giornate passavano e, calendario alla mano, la prima vittoria si è vista quando (ultima domenica di settembre) vendemmia e raccolta delle castagne solitamente si abbracciano, quasi al culmine della loro relazione.
La latitanza di punti in casa iniziava a diventare un tema sui gradoni della Curva Nord, soprattutto se nel turno precedente si ottenevano exploit fondamentali come a Verona, Pisa e più tardi Lecce. La vittoria sulla Fiorentina, dell’ex Vanoli, è passata come penitenza scontata con successo, dopo l’enorme figura barbina fatta, in doppia superiorità numerica, contro una Lazio per nulla spaventata dalle situazioni contingenti. A Sarri bastò fare in modo che la manovra biancoceleste fosse esasperata in ampiezza per far emergere le incoerenze dello schieramento Crociato.
Le aspettative dei tifosi per il nuovo anno riflettevano un senso di responsabilità fin troppo pregno d’umiltà. Salvezza tranquilla, così che poi la squadra potrà mostrare le proprie qualità. Si sa, son giovani, timorosi, non c’è l’ossatura della stagione passata, quando Chivu diede la sua impronta, ma il materiale umano era diverso. E poi non dimentichiamo gli infortuni. In ogni caso, se non prendi gol la classifica la muovi, importante è mettersi dietro tre squadre. Il gioco non migliora, però si vede che c’è ordine in difesa, ci mancherebbe con Cuesta che è cresciuto nello staff di Arteta.
Con Carlos si deve aver pazienza, perché la classifica è dalla sua parte, perché non bisogna fare come con Maresca. Perché se ad Enzo fosse stata data fiducia ancora qualche settimana si iniziava ad ingranare e il purgatorio della serie B non sarebbe durato tre stagioni.
La quantità di considerazioni sciocche, bislacche e ottuse che, in maniera autolesionista, si è accettato di udire in questi mesi ha raggiunto picchi paurosi, di cui sopra ho riportato qualche esempio.
Le continue giustificazioni sono l’indice più evidente della paura che cova come il fuoco sotto la cenere.
Dai tempi di Arzignano, quando c’era Gigi Apolloni, rosso di Frascati e gialloblù d’adozione, tutti gli allenatori Crociati presenti al via di una stagione hanno, chi prima chi dopo, fatto emergere, con il proprio operato, dubbi sulla solidità del rapporto tecnico.
L’endorsement che Carlos Cuesta ha ricevuto dalla dirigenza ducale, nel recente passato, non lo ha mai avuto nessuno. Il ragazzo di Palma di Maiorca non è mai stato messo seriamente in discussione, anche se nelle questioni di spogliatoio emerse negli ultimi dieci giorni qualcosa non quadra.
L’intrigo Suzuki, dove non è chiara fino in fondo la distribuzione della responsabilità sull’accelerare il suo rientro da titolare. Se fosse necessario farlo tornare titolare per questioni (leggasi convocazione in nazionale, visibilità per futuri acquirenti, ripristino delle gerarchie interne) non connesse al valore di chi (Edo Corvi, ndr) ha preso il suo posto meritandosi di mantenerlo anche (opinione personale) fino al termine della stagione.
L’esordio stagionale in press conference post partita del a.d. Cherubini è stato condito da parole decise, mirate a scuotere un gruppo squadra a cui manca veleno, da troppo tempo. Forse perché chi dovrebbe farlo non è capace di pungolarli a dovere.
E ora, improvvisamente, ci sorprendiamo del dover stare a questionare sulla sconfitta, ennesima in casa in questa stagione, contro la Cremonese terzultima. Gli ultimi mesi dei grigiorossi dovrebbero essere d’insegnamento su come non bisogna gestire situazioni che si son mosse oltre le aspettative.
Al termine della partita, uscendo dallo stadio, mi è rimasto nelle orecchie un commento, colto di sfuggita, di un ragazzo che chiacchierava con un amico.
“Beh, abbiamo 34 punti, siamo salvi… Però…” Carlos, maggio non è lontano, ora c’è la sosta, il calendario offre ancora qualche pertugio per racimolare quelle frattaglie di punti che servono per chiudere seriamente il discorso salvezza. Fai in modo e a modo, per non rendere quel “però” carico di pensieri che questa tifoseria non merita, così da poterci, a giugno, reciprocamente salutare con suerte, proseguendo separatamente ognuno con la propria storia sportiva e professionale. Fiore Di Feo
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