Parma spavaldo non paga: contro l’Inter un film già visto

Non è partito affatto bene il ritorno di Alberto Gilardino in quel di Parma, stavolta in panchina e non in campo.

Certamente, a San Siro contro l’Inter, non era la miglior occasione per sperare in un debutto positivo. Ma la partita, fin da subito, ha messo in chiaro che si sfidavano due contendenti di categoria diversa. Dopo appena mezz’ora, i nerazzurri erano già avanti di 3 gol, che avrebbero potuto essere addirittura di più. Statisticamente, l’Inter (con 6 riserve su 11) ha visto più del 60% della sua produzione offensiva proprio nei primi 45′, dove sono arrivate tutte le 4 grandi occasioni dell’incontro: nella ripresa, ha gestito tranquillamente il triplo vantaggio.

FRITTATONA CORVI-KEITA Il primo undici schierato dal mister biellese si è rivelato un’orchestra piuttosto confusa e alcuni elementi continuano a sembrare scordati, nonostante le quasi tre settimane di soli allenamenti. Guardando i gol subiti, è innegabile la gaffe del duo Corvi-Keita (riproposto in maniera sconfortante con compiti di costruzione) sul vantaggio di Sučić. Sarebbe ingenuo credere che non fosse nelle istruzioni crociate impostare una costruzione del basso - rischiosa, certo - per superare la pressione asfissiante dei meneghini. Gli uomini di Chivu, tutto fuorché sprovveduto, hanno invitato Edo a effettuare proprio quel passaggio a un Keita non innocente nello scoprire il pallone proprio dal lato su cui arrivava la pressione. Ci si può chiedere se, viste le note abilità nerazzurre nel pressing e le incertezze di Corvi nel gioco coi piedi, Gila non potesse suggerire al portiere felinese di calciare lontano su rinvio, ma probabilmente la palla sarebbe stata persa (14 duelli aerei su 19 totali sono stati vinti dai padroni di casa).

DIEGO CARLOS IN FALLO A breve giro di posta, è arrivato anche il rigore del 2-0. Se è il goffo Diego Carlos a macchiarsi del fallo decisivo, bisogna notare che il cross di Dimarco (uno che, tendenzialmente, i traversoni li azzecca) arriva con un’opposizione crociata davvero relativa: con tutta la difesa collassata sul lato lontano dal pallone, l’esterno mancino ha avuto gioco facile nel cercare Esposito in una tasca lasciata liberissima dai gialloblù. I tempi di reazione, lenti, di Diego Carlos hanno fatto il resto.

TASSA THURAM Peggio ancora la retroguardia ospite riesce a combinare in occasione del 3-0, quando un poco convinto pressing medio-alto apre praterie nella metà campo difensiva all’ormai canonico gol di Thuram, parmigiano, sì, ma anche un po’ core ’ngrato. Una linea già di per sé lasciata abbastanza esposta dallo scarso filtro del centrocampo (in quello che, nel primo tempo, è stato più un 3-4-2-1 di un 3-5-2), sale praticamente sui 50 metri lasciando decine di metri di campo che i tre larghissimi centrali, di certo non piè veloci, non possono coprire.

SPAVALDERIA CROCIATA Viva il coraggio, dunque, ci mancherebbe. Ma tutta questa spavalderia, a conti fatti, non ha in alcun modo limitato la costruzione dell’Inter e non ha giovato alla scarsissima produzione offensiva (0.46 xG dai 9 tiri totali, 2 dei quali in porta). La scelta di spingere soprattutto a destra (dove si è svolto il 50% delle manovre offensive ducali), costringendo Delprato a uno sfiancante doppio lavoro non si è rivelato efficace.
Nella ripresa, l’inserimento di Bernabé davanti alla difesa ha perseguito il duplice scopo di dare qualità e idee a una manovra altrimenti sterile e farraginosa, oltre ad aggiungere quantomeno presenza sulla trequarti, che i nerazzurri hanno messo a ferro e fuoco per tutto l’incontro: 182 passaggi su 574 sono arrivati nel terzo offensivo, così come 63 inserimenti (uno ogni minuto e mezzo circa).

È prestissimo per cantare il de profundis ma - dopo mesi (se non anni) a sentire lo stesso ritornello - vedere la prestazione di San Siro è stato quantomeno sconfortante. L’eterno ritorno dell’indecifrabilità del ruolo di Bernabé, riscoperto irrinunciabile per un gioco di possesso, e l’esposizione a rischi prevedibilmente eccessivi, e insostenibili, per adeguarsi alla modernità del gioco riportano a un film già visto e superato. In questo senso, giocare contro la squadra nettamente migliore d’Italia non è stato di certo un bene. O, forse, sì.

 

(In copertina, Mandela Keita e Marcus Thuram in Inter-Parma 0-3 - Foto: Alessio Morgese/IPA Sport)
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