CATTIVO CITTADINO di Gianni Barone / NON CERCHIAMO LA LUNA QUANDO ABBIAMO LE STELLE

(Gianni Barone) – Nelle ultime 5 partite di imbattibilità (3 vittorie di fila, seguite da 2 pareggi), nel corso dell’ultimo mese che va dall’otto febbraio e arriva all’otto marzo, il Parma è l’unica squadra di tutta la serie A che non ha mai perso ed ha ottenuto 11 punti in totale solo uno di meno rispetto alla capolista Inter, che di partite, invece, ne ha persa una (il derby9. Durante questo periodo, la squadra Crociata ha ritrovato la sua solidità difensiva, che pareva essersi perduta, dopo le sconfitte di gennaio con Atalanta e Juve che sembravano aver compromesso quell’idea precisa di identità di formazione capace, pur senza attaccare tanto, di mettere in difficoltà gli avversari con una fase difensiva di assoluto rilievo, fino a far giocare male avversari di ogni tipo di estrazione e valore e di ogni ordine e grado di classifica.

E’ chiaro che a fronte dei risultati di cui sopra, ciò che è mancato è stato quella ricerca della luna ? del gioco, che in molti, ma non tutti, beninteso, avrebbero voluto vedere, però a che serve, ci si chiede, avere o cercare la luna, quando si hanno le stelle, rappresentati da quei giocatori che in molti invidiano al Parma e che, in termini di mercato prossimo venturo, potrebbero permettere introiti e relative plusvalenze degne di nota? E se sì, poi, a cosa serve, allora, disprezzare ciò che si è definito a più non posso, che il valore e la qualità tecnica complessiva siano modesti, quando, al di fuori, in molti farebbero carte false e forse le faranno sull’onda della cessione estiva di Leoni, che in molti credevano insostituibile, a questo punto, a torto, per assicurarsi le prestazioni dei vari Pellegrino, Keita, Bernabé, Circati, Suzuki, e ultimo e non in ordine di importanza si è aggiunto anche Troilo, l’eroe di San Siro, che nell’immaginario collettivo dei tifosi più esigenti, è assurto a vero e proprio totem o mostro sacro, dimenticando tutte le critiche precedenti che erano state dispensate (da loro stessi) al suo indirizzo. Doveva essere lui il sostituto designato a colmare il vuoto per la partenza di Leoni, salvo essere impiegato all’andata solo tre volte da titolare (a Verona, e in casa con Udinese e Napoli) e tre volte a gara in corso, tra cui la sciagurata, per lui, gara di Genova, con rigore, dissennato, procurato che gli era costato la crocefissione urbi et orbi da parte di quasi tutta quella tifoseria che ora lo acclama, come non mai, definendolo un grande, tranne qualche rara eccezione, che rivendica con forza il solito spavaldo lo avevo detto, esercizio spirituale praticato da chi non ammette di essere considerato uguale a tutti gli altri mortali che ammettono errori e debolezze.

Nulla di personale, per carità contro niente e contro nessuno, però mi sembra sempre molto strano che si possa passare dalla polvere agli altari, dalla stalle alle stelle, con così tanta facilità e così tanta leggerezza o ipocrisia. Ma basta che qualche esperto di mercato spari la voce di un (presunto) interessamento del Milan che oltre a Pellegrino (il centravanti che non ha e che gli è mancato tantissimo in stagione) vorrebbe avere, con una mossa berlusconiana (quando prese Sacchi) anche Troilo, colui il quale lo ha trafitto, dopo il contestato blocco di Valenti sul portiere che ha già fatto giurisprudenza, per santificare il centrale argentino come predestinato, seppure a scoppio ritardato, visto che il suo esordio dal primo minuto in maglia Crociata è datato domenica 23 novembre in quel di Verona. E prima cos’era? Predestinato alla panchina a vita?

Ma come la mettiamo, allora, in questo mondo pieno di così tante anomalie e così tante contraddizioni, fino a non capirci più niente? In cui, chi cerca la luna, intesa come gioco d’attacco brioso e spumeggiante, e accorgendosi di poterne benissimo fare a meno, si ritrova ad avere più stelle (giocatori richiesti e contesi dalle grandi) del previsto che andrebbero sacrificati, per accogliere quei giovani emergenti come Comotto e Camarda, gioiellini classe 2008, scuola Milan, sostituti dei sicuri (?) partenti Pellegrino e Bernabé, ma se se ne vanno anche Troilo e Keita con chi si rimane?

Troppo presto per rimorsi e rimpianti, ma intanto torna di attualità il ritorno in campo di Suzuki, al posto di Corvi, l’unico che forse, tra diffidenze iniziali, si è guadagnato e meritato fino in fondo il posto che ha saputo conquistare per davvero, salvo poi considerarsi sempre sotto esame ad ogni partita da parte di severi censori che non mancano mai. Anche in questo caso, i misteri della scienza, della fisica e della tecnica applicata ai dubbi generati dalle stranezze, di queste vicende calcistiche, non hanno limiti e confini e non trovano soluzioni o spiegazioni esaurienti o convincenti, logiche tout court.

Come l’enigma Cremaschi, relativo al suo impiego da titolare atteso da più parti, che dopo sei spezzoni minimi di gara e il solo impiego in Coppa a Bologna come vice Bernabé (da riproporre forse a Torino, perdurando l’affezione al cosiddetto “muscolo dell’anima” psoes da parte dell’iberico) che è stato parzialmente risolto, seppure in maniera un po’ stravagante dall’intuizione del tecnico, il quale ha pensato bene di piazzarlo come quinto di difesa, lui che era arrivato dopo gli exploit di bomber al Mondiale Under 20, per guadagnarsi il posto ha dovuto snaturare la sua naturale vocazione agli inserimenti offensivi. Cosa di sa o cosa si è costretti a fare, pur di giocare…

Flessibilità, adattabilità e pragmatismo sono i pianeti poveri, meno nobili o appariscenti rispetto a quella luna (sempre di gioco si parla) che vanamente ognuno cerca di avere o di vedere, pur avendo in casa tutte le stelle che altri non hanno e che vorrebbero con buona pace di tutti coloro che, invece della luna, seguono il dito che la indica… Gianni Barone

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