Grande partecipazione in piazzale Picelli per la raccolta firme dei Boys

Si è tenuta nel tardo pomeriggio di ieri, giovedì 23 aprile, la conferenza organizzata da Boys, Federtifosi e Centro di Coordinamento Parma Clubs per promuovere la petizione «Per un calcio giusto e popolare» (clicca qui), lanciata dai Boys il mese scorso e che continua a coinvolgere tifosi parmigiani e non solo.

Piazzale Picelli è stato il luogo scelto per il comizio a cui hanno partecipato, oltre al gruppo ultras crociato/gialloblù, circa 200 persone di ogni età, tifosi e non; inoltre, sono stati spettatori dell’evento anche Stefano Perrone (Chief Operating Officer) e Giuseppe Squarcia (SLO) in rappresentanza del Parma Calcio 1913.

Nel corso della serata è intervenuto, oltre ai rappresentanti dei boys, anche l’avvocato Giovanni Adami che da oltre 10 anni affianca le tifoserie nelle lotte al calcio moderno: «C’è un malcontento generale per le trasferte vietate, per loro è meglio non creare la situazione per cui bisogna gestire l’ordine pubblico rispetto a gestire l’ordine pubblico. C’è la necessità di dire tutti insieme cosa non ci va bene: queste firme, se supereremo le 12 mila e sono sicuro che 12 mila le supereremo in una sola città, verranno portate in parlamento. Per loro noi siamo una componente tollerata dello spettacolo calcio, ma la verità è che noi rappresentiamo una componente imprescindibile e se ne sono resi conto tutti nel periodo del covid. Concludo con una frase di Erik Cantona, il mio eroe di quando ero un bambino: Vedete di muovervi e darci dentro, perché senza quelle 60 mila persone noi siamo solo 20 persone in mutande che inseguono un pallone».

In seguito i rappresentanti della Curva Nord Matteo Bagnaresi hanno spiegato a tutti i presenti i punti cardine della loro petizione:

  • Campionati meritocratici: «Nel primo punto chiediamo l’esclusione delle squadre B delle grandi società, esse occupano dei posti nei campionati dilettantistici e questo comporta l’esclusione di altre realtà. Tutto ciò viene fatto palesemente per interesse economico delle grandi squadre, vogliamo togliere il controllo economico sui campionati da parte delle grandi società perchè questo va a minare i successi sportivi: se si privilegia l’arricchirsi delle grandi società alla meritocrazia ne va di mezzo la qualità dello sport».
  • Prezzi popolari per i settori popolari: «Noi, essendo considerati una piccola squadra, abbiamo ancora possibilità di vedere partite a €20, nelle società più grandi non si riesce a vedere una trasferta a meno di €35/40. Quello che si chiede è un tetto massimo sul prezzo del biglietto per lo meno nei settori popolari». 
  • Calendari e orari rispettosi dei lavoratori: «Ormai si gioca tutti i giorni 7/7 a qualsiasi ora, non riteniamo giusto che vengano portati avanti questi orari che non tengono conto dei tifosi: in linea di massima la maggior parte dei tifosi lavora ed è ormai impensabile che un tifoso possa seguire la sua squadra senza usare ferie su ferie». 
  • Promozione di uno stadio a misura di tifoso: «Ormai è diventato difficile accedere allo stadio con le leggi che ci sono: il codice etico - introdotto negli ultimi anni - impone una certa disciplina al tifoso. Essendo un regolamento non giuridico non dovrebbe avere ripercussioni, la verità è ben diversa perché le società possono attuare l’allontanamento di un tifoso ritenuto non in linea con il loro codice etico».
  • Tutela delle trasferte e dei tifosi ospiti: «Siamo stufi di vederci vietare le trasferte a 48 ore dalla partita quando bus, voli, treni, talvolta alloggi sono già stati prenotati. Stanno vietando trasferte su trasferte, a chi non frequenta lo stadio può sembrare un problema fine a se stesso, in realtà se lo guardiamo da un punto di vista neutro si tratta di una negazione dei diritti, viene fatto per punizione aggiunta in seguito a situazioni capitate in partite precedenti. Ne è un esempio la trasferta vietata a Como dopo le scaramucce successe in occasione di Bologna - Parma dove i responsabili oltre al Daspo hanno preso una denuncia».
  • Regole stringenti sulla proprietà delle società calcistiche e multiproprietà: «Chiediamo di fermare le misure ingiuste e sproporzionate nei confronti di chi commette reato in ambito sportivo. Oltre alla denuncia penale, il tifoso viene sottoposto a Daspo, questa misura nasce all’inizio degli anni 90′ ma veniva usata sporadicamente con pene massime di 1 anno, con il passare del tempo questa misura si è inasprita con pene che vanno dai 3 ai 10 anni e comporta l’esclusione del tifoso da qualsiasi stadio di calcio e a volte non solo. Ciò oltre a limitare la libertà dell’individuo apre un altro tema: se una persona deve essere punita deve esserci un giudice che assegni la pena dopo che siano state verificate le prove della sua colpevolezza e dopo che la persona in causa abbia avuto la possibilità di difendersi».

L’intervento si è poi concluso con questa frase: «Vogliamo dare la possibilità ai giovani e a chi sarà giovane di andare allo stadio, perché se le cose continueranno così lo spazio per i tifosi sarà sempre più dietro la tv e meno sugli spalti».


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