
DIARIO CROCIATO / SE CHERUBINI PARLA DOPO LA PARTITA, LA SITUAZIONE E’ GRAVE…
(Gmajo) – Mi scuso con i lettori del Diario, se, con il medesimo, sto uscendo oggi, lunedì, ma ieri, 22 marzo 2026, ho deciso di santificare la domenica prendendomi, una volta tanto, una giornata festiva: sono stato nella vicina Reggio Emilia (che ho trovato assai in decadenza, con decine e decine di vetrine del centro con le saracinesche abbassate, a differenza di precedenti volte, in cui mi pareva persino più rigogliosa d’iniziative rispetto a noi), in quanto, per le giornate FAI di Primavera, era prevista, tra le visite, quella per me molto interessante nelle celle e nelle sale dell’ex ospedale psichiatrico giudiziario, dove l’amico Franco Lirici aveva interpretato, in Volevo Nascondermi, il medico che aveva in cura Antonio Ligabue, che, fuori dalla realtà cinematografica lì non era mai stato ricoverato, bensì in una struttura attigua.
Come da video sopra, invece, io, nella pluripremiata pellicola, cui sono particolarmente affezionato per esser immeritatamente finito nel trailer, avevo interpretato il padrone del castello di Padernello che aveva fatto stizzire Elio Germano, nei panni dell’artista che, in quella scena, avrebbe scaraventato giù dalla finestra nel fossato attorno al maniero quelle bestie che stava plasmando. Combinazione, proprio durante l’ultimo “L’hanno vista così”, ossia la parte iniziale del ricco dopo partita in diretta streaming sul canale YouTube Stadio Tardini, espressione audiovisiva virtuale del giornale on line StadioTardini.it, un tifoso, pur non volendo commentare (come diversi altri) Parma-Cremonese appena finita, aveva citato quella mia apparizione, che resta il punto più alto della mia carriera attoriale.
Solo al fine di non sentirmi troppo in colpa per la domenica eccezionalmente lontano dalla tastiera, riferirò che i nostri portacolori, sonoramente fischiati dopo la sconfitta di sabato pomeriggio (ma anche durante l’intervallo, quando il parziale era 0-0, evento eccezionale come riferito ai nostri microfoni da Gian Luca Zurlini), resteranno a riposo sino a mercoledì mattina, quando è prevista la ripresa degli allenamenti. Non male come risposta al classico “andate a lavorare”, ben scandito dagli spalti dell’Ennio. Populisticamente, si sarebbe potuto chiedere qualcuno di quei classici provvedimenti nelle situazioni emergenziali nel calcio italiano, tipo un ritiro, ma, d’accordo i recuperi, epperò tre giorni di riposo a seguito di una sconfitta così mal digerita dalla piazza, non sono, forse, un po’ eccessivi?
E che il momento sia grave, lo testimonia il debutto del capo macchina Federico Cherubini in conferenza stampa post-sconfitta: tante volte, da queste colonne avevamo rimarcato la sua assenza dal metterci la faccia dopo partite perse male, quando, al plotone d’esecuzione dei giornalisti, veniva mandato al sacrificio il solo Cuesta ed il calciatore vincitore della riffa. Oggettivamente penso che situazioni peggiori dell’attuale ne abbiamo già vissute diverse, senza che il CEO avvertisse il bisogno di tranquillizzare le folle (o mandare avvisi – interni – ai naviganti): se, stavolta, lo ha fatto, evidentemente significa che gli sta tornando quell’ansia (paura fottuta) che aveva lo scorso anno di non riuscire a mantenere la categoria.
Ecco, dunque, il suo continuo richiamo alla salvezza che resta, ad oggi, l’unico obiettivo a cui pensare, ad onda del comunque cospicuo vantaggio sulla zona rossa, benché si sia ridotto da +10 a +7, in una giornata, in cui, come al solito, chi annaspa in fondo non è che abbia saputo (potuto?) offrire molto di meglio rispetto ai pur deludentissimi Crociati. Secondo il Pleni va ritrovato quello spirito che ha consentito all’allenatore e al suo team di raggranellare quei 34 punti che, di riffa o di raffa, sono stati conquistati, pur a fronte degli appena 21 gol segnati. Senza fasciarsi troppo la testa, cercando di mantenere un minimo di freddezza ed equilibrio, non penso che le ultime due battute d’arresto possano giustificare pensieri catastrofici, del tipo non facciamo più un punto sino alla fine, benché il calendario non renda ottimisti, giacché, in questo campionato, rispetto al precedente, la specialità della casa non è più fare i forti con i forti.
Al di là del gioco allo scaricabarile, che ad Alcatraz è alquanto praticato, io penso che la (mini?) crisi attuale sia stata ingenerata dalla scelta, per me scellerata, di avvicendare in anticipo sui tempi naturali, il portiere: capisco l’esigenza di far tornare Suzuki prima delle convocazioni nazionali per la presente sosta, nella speranza che questi possa alzare le proprie quotazioni dopo un Mondiale dove si spera possa esser protagonista col Giappone, ma, così facendo, si è andato ad inceppare il meccanismo perfetto che si era saputo creare durante la sua assenza, culminato con la conquista di 11 punti in cinque partite, miglior striscia in serie A nell’era Krause. Cambiare una pedina fondamentale, quale è quella del portiere, può comportare, come è capitato, scompensi anche nel resto della squadra, scompensi che, benché temuti, non erano capitati quando si è trovato (tra la sfiducia generale, in primis, del fuoco amico) a fare il titolare Corvi. E la responsabilità dell’avvicendamento non può essere passata, come la suora, al solo staff tecnico: chi è parlante (a differenza del muto direttore sportivo) non è certo estraneo a queste decisioni.



