
Nubi sul futuro di Rinaldi: panchinato a Catania, il Parma osserva e riflette
Quando il Parma, in estate, aveva avallato il prestito di Filippo Rinaldi al Catania, in Serie C, la tabella di marcia sembrava chiara: permettere al giovane portiere classe 2002 di accumulare un minutaggio importante da titolare in una piazza, calda ed esigente, come quella etnea, per poi rientrare alla base con un bagaglio di esperienza ancora più solido.
Ma mai la dirigenza crociata si sarebbe aspettata uno scenario problematico come quello attuale. Anche perché le prime uscite stagionali avevano confermato le buone premesse: Rinaldi si era preso la maglia da numero uno del Catania nelle prime quattro partite ufficiali di campionato, dopo la presenza proprio al Tardini nel match pre-ferragostano dei trentaduesimi di Coppa Italia (clicca qui per l’articolo).
CIAK, SI CAMBIA Poi, improvvisamente, le gerarchie del tecnico dei rossazzurri, Emilio Longo, si sono ribaltate. È cambiato il copione e anche gli attori protagonisti della stagione 2026/2027: con il ritorno alla difesa a tre, nelle ultime quattro gare la porta del Catania è stata affidata al più esperto collega Andrea Dini (classe ’96), anch’egli ex Parma. Una scelta alla cui base non c’è stata una ragione vera e propria, se non che i risultati non stessero arrivando: 1 vittoria e 3 sconfitte con 6 gol subiti nei 360′ giocati da Pippo, che ha avuto la colpa - si fa per dire - di aver collezionato solo 1 clean sheet (da 3 punti). Ma, alla fine, il cambio del portiere - che sembra aver accontentato il popolo - ha fatto scivolare il guardiano di Montecchio Emilia tra i rincalzi degli etnei.
UN PROGETTO PARADOSSALE Per il club crociato – che lo ha cresciuto e al quale è vincolato da un contratto fino al 2029 - la situazione, ora, rischia di trasformarsi in un rompicapo abbastanza paradossale. Patrimonio tecnico ed economico, Rinaldi aveva già dimostrato di poter stare a certi livelli, nella scorsa stagione, nella prima e unica occasione che gli sia mai stata concessa, quando aveva fatto il proprio esordio in Serie A: una notte sorprendente, esaltante e indimenticabile, in cui aveva mantenuto la porta inviolata nello 0-0, allo stadio Diego Armando Maradona, contro il Napoli, allora campione d’Italia in carico (clicca qui per la video-intervista a SportParma).
Un biglietto da visita non da poco per un portiere di soli 23 anni che, oltre ad aver fatto parte negli anni della trafila delle selezioni giovanili azzurre (dall’Under 17 fino alle chiamate nell’Under 21), aveva già collezionato ben 97 presenze in Serie C nelle precedenti quattro esperienze con Aquila Montevarchi, Piacenza, Olbia e Feralpisalò. Sembrava si fossero finalmente accese le luci della ribalta sul promettente Rinaldi, che invece è finito ben presto dietro le quinte.
E IL PARMA CHE FA? Ma, a questo punto, vedere un talento di proprietà costretto a guardare dalla panchina una terza serie che ha già ampiamente dimostrato di poter interpretare da protagonista non era nei piani della dirigenza ducale né del portiere stesso, panchinato, ormai inesorabilmente, senza colpa alcuna. Ma da quando è tornato tra i pali il beniamino della piazza etnea, Dini (che, sebbene fosse in predicato di essere ceduto, alla fine dell’estate era rimasto in rosa), sono arrivati anche i risultati: 3 vittorie e 1 pareggio, e 4 reti subite.
La concorrenza tra i pali resta aperta, ma le recenti prestazioni (vincenti e convincenti) di Dini hanno rafforzato la sua posizione nelle scelte di Longo. E, se nelle prossime settimane le gerarchie non dovessero più cambiare, come sembra, la permanenza in Sicilia di Rinaldi non avrebbe più senso di proseguire. Non è escluso che il Parma possa valutare eventuali correttivi già per la finestra invernale di calciomercato. Anche se la decisione di sistemarlo (per il 5° anno su 6) in una Serie C aveva destato perplessità. E, infatti, ha finito per essere controproducente, finendo per rallentarne un percorso di crescita che lo ha portato lontano dalla sua seconda casa, Parma, e da migliori palcoscenici nazionali sui quali sarebbe stato meglio farlo esibire.
