
Lunga vita alle dead balls! Parma, da palla ferma il 58% dei gol
Ormai è chiaro: il Parma non è una squadra che gioca all‘arrembaggio. Sono soltanto 19 i gol segnati finora, con 13 partite a segno sulle 24 gare ufficiali disputate (14 reti nelle 21 di campionato e 5 nei 3 turni di Coppa Italia). Un pelo meno di 0.8 a incontro.
È necessario, allora, capitalizzare al massimo ogni palla scaraventata nella rete avversaria, ma su questo i crociati sono sicuramente sulla buona strada: in sole 3 occasioni Pellegrino e compagni hanno esultato per poi vedersi sconfitti - contro Roma e Bologna in campionato e ancora con i felsinei in Coppa. Nelle restanti 10 partite è arrivato almeno un pari al 90‘: 4 i segni X (con l‘asterisco per quello di Coppa con lo Spezia, poi battuto ai rigori) e 6 le vittorie, tutte sempre con un solo gol di scarto.
Cinismo è la parola d‘ordine nello spogliatoio del Parma, se si parla di attacco. Anche sviscerando le modalità con cui sono arrivati i gol, l‘input è sempre quello: 1 autogol (del leccese Tiago Gabriel); 7 da azione - più o meno - manovrata, ivi incluso l‘1-2 di Pellegrino su assist dello scaligero Giovane; gli altri 11 sono nati, in qualche modo, da piazzato o da palla ferma.
Ancora più incisiva è l‘espressione inglese dead ball - che, purtroppo, non ha nulla a che fare con la celebre ?palla morta calciata su punizione da Mariolino Mandrake Corso - con cui, nella patria del football, ci si riferisce a ogni palla considerata temporaneamente non giocabile e con la quale non è consentito alcun movimento. La terra d‘Albione è anche dove, per primi, i managers hanno colto l‘importanza delle palle inattive: non è un caso se in Premier League, i gol segnati su azione siano solo il 65% e quelli da dead ball si attestino attorno al 35%.
In questo, ha fatto scuola e continua a farla l‘Arsenal di Mikel Arteta e, soprattuto, di Nicolas Jover, preparatore dei piazzati dei Gunners dal 2021 e alla cui cattedra ha studiato anche Carlos Cuesta: solo in questa metà stagione, i londinesi hanno già trovato 24 gol da palla ferma (un irrisorio 30% degli 80 complessivi, primato al Leeds e al suo 45%), in assoluto i migliori del continente.
Venendo al Belpaese, l‘influenza dei piazzati è ancora più significativa, tanto che ormai sono da considerare una vera e propria fase del ciclo del gioco (insieme a fase di possesso, di non possesso e alle due di transizione, positiva o negativa). Nell?attuale Serie A, l?incidenza delle palle inattive si è impennata: le stime, non ufficiali, equiparano da piazzato in percentuale, ai dati della Premier. Più di tutti lo sa quel diablo di Cuesta: il suo Parma, con 11 gol su 19, ha trovato (quasi) il 58% delle marcature con il pallone non ancora in gioco.
Questa l?esatta classificazione: 1 su punizione (battuta da Valeri contro l‘Atalanta e trasformata poi da Cutrone); 5 da angolo, tutti da destra (2 a testa per Valeri ed Estévez, 1 per Bernabé) e in pieno Arsenal-style (che, nella fattispecie, fa registrare addirittura 19 reti); 2 su rigore (Pellegrino e Benedyczak); e 3 da rimessa laterale, fondamentale nel quale il Parma, e la fionda Valenti, probabilmente non hanno eguali.
A chi rinfacciava a Cuesta che questo Parma non avesse un‘identità ben inquadrabile - eufemismo per dire che il Parma gioca male o, meglio, gioca un brutto calcio –, proprio il mister aveva fatto notare come l?identità fosse da ricercare anche in altri aspetti. Più reconditi e, di certo, meno piacenti: in primis, proprio quello delle palle inattive, tanto a favore che contro. D‘altronde, diceva Camus, che si è responsabili per ciò che si è, non per ciò che si vorrebbe essere: per ora il Parma non sarà splendido, ma è vivo e salvo, grazie alle dead balls.
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