
Al museo Ceresini il racconto del giorno in cui Maiello non rapì Zola
Ieri, presso il museo âErnesto Ceresiniâ dello stadio âEnnio Tardiniâ di Parma, si è tenuta una serata carica di emozioni. Marco Cattaneo â noto giornalista di DAZN e Cronache di spogliatoio â ha presentato il suo nuovo libro âRapirò Gianfranco Zolaâ, insieme ai due protagonisti della storia narrata: Gianfranco Zola, ex attaccante del Parma e della nazionale italiana (tra le altre), e Fabrizio Maiello, il Maradona delle carceriâ. Colui che nel 1994 pianificò il rapimento dellâattaccante sardo.
Maiello, sin da bambino coltiva un amore incondizionato per il calcio: il pallone è il suo posto sicuro, il âluogoâ dove si rifugia quando il mondo è pesante e tutto diventa più grigio. Nato con un grande talento nei piedi, Fabrizio coltiva il sogno di diventare calciatore sin da bambino, allenandosi scalzo nella neve «fino a scorticarsi i piedi». Poi, un giorno, lâinfortunio al ginocchio che gli cambia la vita: Fabrizio non può più giocare a calcio, sceglie la strada sbagliata e finisce in carcere, la prima volta, a soli 18 anni. Da lì, continua la sua carriera criminale: nel 1994 si trova recluso nellâospedale psichiatrico giudiziario, da cui decide di fuggire e iniziare un periodo di latitanza. Organizza il rapimento di Gianfranco Zola, col fine di richiedere al Parma di Calisto Tanzi un riscatto da 1 miliardo di lire ma quel 31 ottobre 1994, nel momento in cui guarda il campione di Oliena negli occhi, qualcosa cambia allâimprovviso: il latitante Maiello sapeva che Gianfranco Zola rappresentava tutto quello che lui non era mai riuscito a diventare e che avrebbe voluto essere. In lui si crea una «crepa» che lo cambierà per sempre.
Durante la presentazione del libro, Zola nel racconto si è lasciato trasportare dalla memoria: «Al tempo andavo a Rimini da un mio fisioterapista che mi stava curando, credo che stessi attraversando Parma e mi accorsi di questa macchina che ci stava inseguendo, ero con mia moglie. Credevo volessero un autografo⦠avevo capito tutto (ride, nda)». Maiello, visibilmente commosso, ha tenuto a scusarsi nuovamente con Zola, come se fosse il loro primo incontro: «Chiedo ancora scusa a Gianfranco, ogni volta che lo vedo mi commuovo. A quellâepoca le cose non erano uno scherzo, oggi vengo a chiedere scusa a tutto il Parma: raccontare questa cosa non è per niente bello. Non câè da esser fieri di un sequestro di persona, è uno dei reati più brutti. Qui câè un campione, io ero un disgraziato: avevo buttato la mia vita, perché non potevo più giocare a pallone».
Maiello ha raccontato nel dettaglio quel fatidico giorno del 1994, rivolgendosi più volte allâinconsapevole âvittimaâ di quel piano criminale: «Quel giorno tu (Gianfranco Zola, ndr) non sapevi che ti stavamo seguendo: io ero quello che avrebbe dovuto fingere un incidente… non voglio nemmeno dirlo cosa sarebbe successo, perché è una cosa deplorevole. Il destino quel giorno ti ha fatto fermare al distributore di benzina: tu sei una persona gentile, eri il più forte, ti eri messo a parlare con il benzinaio, eri gentile… â ripete Fabrizio â. Io facevo finta di scendere da quella macchina, tu hai alzato gli occhi e mi hai guardato, quegli occhi si sono illuminati come dei brillanti e in te ho rivisto me. Quel gesto non ho potuto farlo perché mi sarebbe piaciuto essere come lui (Zola, ndr), con la sua sensibilità e la sua umanità , quel giorno si è creata una crepa nella mia testa: mi ero tirato indietro. à saltato tutto, come in una tua giocata».
Presente allâevento una folta delegazione del Parma Calcio 1913, che ha ospitato la presentazione: per l’area tecnica câerano gli allenatori delle due prime squadre (Carlos Cuesta per la maschile, Giovanni Valenti per la femminile), il ds della maschile Alessandro Pettinà , il team manager Alessio Cracolici e lâAD Federico Cherubini, oltre a diversi membri del board dirigenziale, tra cui Alessio Paini (segretario generale), Stefano Perrone (chief operations officer), Danilo Sciò (chief revenue officer), Paolo Capparelli (finance director), coordinati in modo zelante dalla brand director Eva Visentin.
Immancabili, in prima fila, alcune le âlegendsâ gialloblù Luigi Apolloni, Marco Giandebiaggi, Marco Osio e Fausto Pizzi, che ebbero modo di condividere parecchi momenti, in campo e fuori, con Zola.
Tra gli spettatori, alla fine dellâevento, era diffuso un pensiero comune: Fabrizio Maiello è lâesempio più puro della redenzione di un uomo. La sua storia porta con sé un messaggio forte: non importa quanto la vita possa metterti alla prova, né quanto si smarrisca la via, esiste sempre un punto da cui ripartire per dar vita a un nuovo inizio. A volte basta riscoprire ciò che ci ha fatto sentire vivi per la prima volta: per Maiello è stato un pallone. In quellâamore autentico ha trovato, 50 anni dopo, la forza di rialzarsi, di fare i conti con il passato e di scegliere finalmente una direzione diversa. «Ma io non sono un esempio, voglio solo essere da monito â precisa Maiello â per i più giovani. Il nostro scopo è portare lâesempio di Zola e il coraggio del suo perdono, affinché non ci siano altri Fabrizio Maiello».
Il calcio, in questa storia, non è solo uno sport: è il rifugio, la guida e la seconda possibilità di un uomo che ci ricorda che anche nei percorsi più difficili esiste sempre una strada per tornare a essere migliori di ciò che si è stati.
