
Andiamo al Parma: no Boys, no party
Che Tardini sarebbe senza i Boys? È la domanda che, forse, nessuno si sarebbe mai immaginato di porsi. Prima di ieri. Poi, l’evento «Andiamo al Parma» - l’annuale kermesse che permette di presentare e far vivere da vicino ai tifosi (grandi e piccini) i giocatori e le giocatrici della grande famiglia crociata - ha fornito la risposta.
Dalla 17.30 fino alle 19 i tesserati delle prime squadre e delle giovanili si sono intrattenuti tra selfie, autografi e giochi con i supporter, prima di incamminarsi dentro la pancia dello stadio per la sfilata sul campo - che per le formazioni più verdi si è rivelata essere soltanto una breve passerella, a differenza della disposizione riservata alle seniores, tutte sotto i riflettori. Lì, ad accoglierli, tuttavia, non c’era lo storico gruppo dei Boys Parma 1977, la cui assenza nella loro dimora ha fatto più rumore dei timidi applausi (per altro sollecitati dai presentatori della serata) degli spettatori sugli spalti, perlopiù parenti di giocatori e giocatrici in campo o fans occasionali. Niente cori, niente bandiere, niente sciarpe, niente coreografie.
Tutto è filato liscio - così doveva essere - ma in un clima freddo, distaccato e lontano. Come la postazione che era prevista (nella parte più elevata della tribuna centrale) per giornalisti, operatori media e fotografi, inusualmente collocati lontano dal rettangolo verde. E anche la canonica festa dietro la Curva Nord, al termine della cerimonia, ha risentito dell’assenza di Boys (e Centro di Coordinamento Parma Clubs). È mancata l’anima della festa.
All’indomani, i Boys sono usciti allo scoperto con un comunicato decisamente critico («C’era una volta Andiamo al Parma»), che ha motivato la loro scelta di non presenziare. Un attacco alle scelte della società, con la quale «il tavolo di confronto è svanito, il dialogo si è spento, e le decisioni vengono prese altrove, senza ascolto e senza rispetto per chi sostiene questa squadra ovunque. Così, nell’edizione 2026, qualcosa si è rotto definitivamente» hanno fatto sapere i Boys. Il comunicato non le manda a dire: «partecipare a quello che sembra sempre più un teatrino - fatto di marionette e servi - non è ciò che vogliamo. Non è ciò che rappresenta il Parma. Non è ciò che rappresenta chi lo segue ovunque, da una vita».
L’attacco frontale alla società degli ultras crociati, tuttavia, non andrà a incidere sull’attaccamento e il sostegno alla squadra di mister Cuesta. Nonostante il comunicato, non verrà meno l’appuntamento, di domenica 6 settembre, per l’accoglienza del pullman che accompagnerà Delprato e soci al Tardini, con un paio di ore d’anticipo sulla contro il Monza, per la quale ci vorrà tutta la carica della Curva Nord.
Si spera che domenica ci sia da festeggiare qualcosa: i primi 3 punti del 2026/2027. Intanto, l’«Andiamo al Parma», edizione 2026, non ha acceso la passione, né di chi c’era né di chi è stato a casa. Insomma… No Boys, no party.

