Settebello Pellegrino: terzo bis in stagione. E Sartori prende appunti

Non c‘è due senza tre, come si suol dire. Mateo Pellegrino ha voluto rispettare il proverbio e ha fatto contenti tutti: compagni, allenatore, società, tifosi - e fantallenatori.

Terza doppietta in Serie A, decisiva per la vittoria del Parma sul Verona, e statuetta di MVP da regalare alla fidanzata Lola. La stessa Lola che figurava sul retro della maglietta del 9 al Bentegodi, in occasione della giornata contro la violenza sulle donne.

Minuto 18: la rete che stappa il match; minuto 80: il raddoppio, su regalo del collega scaligero Giovane. Un bis che consegna ai crociati la prima vittoria stagionale lontano dal Tardini. Il primo gol con la specialità della casa, l‘incornata di testa; il secondo con un tocco di tutto fino: pallonetto dolce dolce di mancino a scavalcare Montipò in uscita. Un rimbalzo dentro l‘area piccola e poi solo net, come si direbbe in gergo tennistico. Una rete non sua, se così si può dire, visto che Pellegrino ha abituato tutti a suon di colpi di testa. Con questa doppia marcatura - la sua terza stagionale dopo Pescara, in Coppa Italia, e Torino –, Mateo raggiunge quota 7 gol (4 in Serie A, 3 in Coppa Italia). Ma non solo: nel massimo campionato italiano, diventa il calciatore ad aver realizzato più doppiette (3) dal giorno della sua prima marcatura multipla (8 marzo 2025, sempre contro il Toro).

Le prestazioni del 9 crociato stanno crescendo di giornata in giornata. Se prima si pensava a lui come unico terminale offensivo della squadra, con il solo compito di segnare, oggi la prospettiva si è completamente stravolta. Pellegrino è diventato il centro di gravità permanente del Parma di Cuesta. Dai suoi piedi - e dalla sua testa - passano quasi tutti i palloni della manovra offensiva, più di chiunque altro. Così come per le occasioni da gol, ma questo era più prevedibile. Su el Burro ci si appoggia sempre e in ogni modo: in uscita per far rifiatare, in azione manovrata per innescare gli esterni, con palloni alti e rasoterra, dal rilancio del portiere, ma anche in combinazioni ravvicinate. La qualità nello stretto non è il suo forte, ma tanto è stato fatto per migliorare questo fondamentale. E sul campo si vede. I fraseggi con Cutrone (suo principale partner d‘attacco), Bernabé e gli esterni Valeri e Britschgi si fanno sempre più frequenti ed efficaci nel corso dei 90‘. Un‘evoluzione nel suo modo di giocare che fino a poco tempo fa in pochi si sarebbero aspettati.

Come normale che sia, a notare i suoi miglioramenti non sono stati solo gli addetti ai lavori locali. Top club italiani hanno cominciato a mettere gli occhi su Pellegrino. Milan e Bologna primi della lista degli interessati. Il Diavolo cerca una prima punta vera da avere come alternativa in un reparto offensivo ricco di qualità e velocità, ma poco fisico. Il Bologna, sotto la guida del ds Giovanni Sartori, invece, ha messo il figlio di Mauricio nel mirino per il futuro, viste anche le voci in uscita che riguardano Castro. Sartori è un grande estimatore di Pellegrino e non si nasconde dal mostrarlo: è almeno la seconda volta che si fa vedere in tribuna a un match del Parma (la prima apparizione allo Zini contro la Cremonese). E difficilmente sbaglia quando si interessa a un calciatore. Il deus ex machina dei felsinei è uno della vecchia guarda: nessun algoritmo, dato o statistica, gli bastano gli occhi per cogliere il potenziale di un calciatore. E in Pellegrino, evidentemente, ha scovato qualcosa. Nessuna trattativa in corso, ma il Bologna ben presto sarà pronto a fiondarcisi sopra.

I tifosi gialloblù, per ora, possono continuare a dormire sonni tranquilli e a godersi il loro bomber. Almeno fino a gennaio perché, si sa, il mercato dei numeri 9 è imprevedibile. Specialmente se a bussare alla porta sono club di questo tipo. 

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