
Ambizioni estive e realismo, il modulo 4-3-3 è già finito in soffitta
Il modulo 4-3-3 è già finito in soffitta? Se si prendono in considerazione le ultime partite contro Juventus (2-0) e Monza (1-1), la risposta è sì.
Il Parma aveva accarezzato l’idea di una svolta tattica estiva, così come argomentato dallo stesso Cuesta durante i colloqui pre campionato con la dirigenza: passare al 4-3-3, modulo più offensivo e verticale. Ma dopo le prime uscite stagionali e alcune evidenze tecniche, il tecnico spagnolo ha scelto di tornare alla difesa a cinque, l’impianto che aveva garantito equilibrio e salvezza anticipata nella stagione precedente.
I risultati, le statistiche del campo e un mercato anomalo (Diallo e Touré gli unici esterni offensivi) hanno portato al passo indietro tattico, forse momentaneo, forse perenne. Fatto sta che il ritorno al 5-3-2 è un una certezza.
Una scelta dettata da ragioni comprensibili per ritrovare solidità difensiva, migliore copertura degli spazi, maggiore protezione nelle transizioni e facilità nel raddoppio di marcatura. Resta il problema dell’attacco e della sterilità: un problema che sembra non trovare soluzioni, tant’è che il rendimento delle punte è in linea con quello della scorsa stagione, complice un calcio che offre poche soluzioni per arrivare al tiro in porta, non a caso i gialloblù sono tra le squadre che tirano meno nello specchio della porta (leggi qui).
In definitiva: il 4-3-3 era un’idea affascinante, un tentativo di evoluzione, ma non ha trovato conferme sul campo (almeno per il momento). Il ritorno alla difesa a cinque è un segnale di realismo: la squadra torna a ciò che sa fare meglio, con l’obiettivo di costruire una stagione solida e competitiva (si spera), sebbene la prossima trasferta di Como si preannunci come una delle più difficili della stagione.
