Nocciolini a SP: «Parma, con l’Inter un massacro. Gila idolo della folla, ma…»

L’esordio di Alberto Gilardino sulla panchina del Parma non è andato come si sperava. Il 3-0 incassato contro l’Inter a San Siro ha fatto parlare sulle scelte della società e sul percorso che attende il nuovo tecnico crociato.

Della sconfitta del Meazza e delle prospettive future ha parlato Manuel Nocciolini, ex attaccante del Parma, intervenuto nella 1ª puntata della 7ª stagione di PARMATALK, il webshow dedicato ai tifosi crociati (clicca qui per riguardare la puntata).

Nell’analisi della gara contro l’Inter, il barba-bomber ha individuato il momento esatto in cui è cambiata la partita: «L’errore di Corvi e Keita ha dato il là all’Inter per iniziare il massacro. Fino a quel momento guardavo la partita e il Parma teneva palla: tornava indietro, ma teneva il pallone. Ora, partiamo dal presupposto che il Parma non va a San Siro per vincere contro l’Inter, però penso anche che, se in quella situazione ti metti a 5 dietro, puoi riuscire a fare qualcosa di meglio e, forse ,non prendi gol dopo poco tempo. L’errore (di Corvi e Keita, ndr) ci può stare, ormai tutti vogliono giocare palla a terra e partire da dietro; però, per fare questo ci vogliono anche i giocatori. Al di là di questo, sbagliano anche i migliori e non bisogna condannare l’errore. L’Inter ha capito che poteva entrare bene e ha sfruttato quei minuti in cui, effettivamente, ha chiuso la partita in breve tempo: si sono fermati perché potevano farne quattro o cinque tranquillamente». 

L’attaccante della Fidentina Borgo San Donnino - opinionista per tutta la stagione 2026/2027 della trasmissione in onda su SportParma - ha poi parlato del neo-allenatore del Parma dicendo: «A Gilardino è toccata la partita più complicata per iniziare il suo percorso qui. Spesso, quando le squadre cambiano allenatore, la partita successiva vincono o pareggiano; in questo caso, però, giocavi contro l’Inter, non contro - con tutto il rispetto - il Venezia o il Lecce. Il problema è che Gilardino è l’idolo della folla e questo rende sempre tutto difficile: se sei un idolo come lo è lui, ti senti in dovere di fare cose importanti. A Parma in questo momento non è facile per nessun allenatore. Io spero che lui abbia il tocco magico, quando è arrivato ha subito detto Amo Parma, sicuramente si è venduto bene (ride, ndr). Io spero faccia bene, perché oltre ad averci giocato nel Parma, mi fa piacere da tifoso che la squadra rimanga in Serie A». 

Altro tema affrontato dal toscano classe 1989 sono state le scelte offensive di Gilardino, che nell’ultimo impegno di campionato ha inizialmente rinunciato a Romero per affidarsi alla coppia Elphege-Touré: «Secondo me, Romero l’ha tenuto per il Torino. Può darsi che, sapendo che la squadra avrebbe tirato poco contro l’Inter, abbia deciso di mettere quei due davanti: a volte gli allenatori tengono fuori i giocatori perché hanno caratteristiche incompatibili con gli avversari, magari ha cercato di far stancare i difensori con attaccanti più fisici per poi inserirne uno più rapido e dinamico. Io Romero lo vedo meglio come seconda punta: è uno che si muove tanto, l’avrei visto bene con Pellegrino. Magari può fare anche il famoso falso nueve giocando spalle alla porta». 

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Manuel

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