Guaita: «Gli anni passano, ma sarò pronto il prima possibile»

La Parma calcistica scopre Vicente Guaita. È stato un pomeriggio di presentazione, in conferenza, per il portiere spagnolo che ha rilasciato le sue prime parole, in lingua madre, da calciatore crociato.

A una settimana dal suo arrivo nel Ducato, il classe 1987 di Torrent ha avuto modo di presentarsi (grazie anche alla mediazione dell‘interprete, Veronica Valentini) davanti ai microfoni del Mutti Training Center, in un appuntamento stampa durato 20 minuti precisi.
L‘ex portero, tra le altre, di Valencia e Celta Vigo ha risposto alle curiosità dei giornalisti presenti: dalle tappe fondamentali della sua carriera al suo ruolo nel reparto dei guardiani crociato al fianco di Corvi e Rinaldi in cui dovrà sopperire all‘assenza di Suzuki. Resta da capire, tuttavia, quale sarà la gerarchia.

Di seguito, le dichiarazioni di Vicente Guaita durante la conferenza di presentazione.

PRONTO ALL?USO «Una situazione complicata, perché un compagno, in questo caso Suzuki, ha avuto una infortunio grave. Quando al mio agente hanno chiesto se ero disponibile a dare una mano alla squadra, sono arrivato il prima possibile. Sono pronto a dare il mio contributo al più presto».

CON PELLEGRINO SR E CUESTA «Giustamente, quando sono venuto qui l‘ho detto subito a Pellegrino che suo padre (Mauricio, ndr) mi aveva allenato nel Valencia, ma non solo: ho dei bellissimi ricordi di lui quando era giocatore e io ero un bambino. Mateo sta facendo bene come attaccante: con il Verona ha segnato 2 gol, ha fatto molto bene. Cuesta? Non lo conoscevo, ma ha molta voglia, trasmette molto ai giocatori, ha obiettivi molto chiari. L‘obiettivo è restare in Serie A».

CHIAMATA INASPETTATA «La verità è che questo tipo di chiamate non se le aspetta nessun giocatore, perché sono dovute a un infortunio. Il mio augurio è che questi tipo di incidenti non capitino più a nessuno. Però, è vero che bisogna stare sempre pronti: ci stavamo avvicinando all‘apertura del mercato invernale, ma questo infortunio è accaduto prima. E quindi sono qui».

L‘ATTESA «Il mio desiderio è essere a disposizione il primo possibile. Sto cercando di capire la lingua, comprendere lo stile di gioco della squadra, conoscere i miei compagni: ho bisogno di un po‘ di tempo. Se sarà una settimana o se ce ne vorranno due? vedremo. Cerchiamo di fare in modo che questo processo avvenga il prima possibile. Mi stanno rendendo molto facile l‘inserimento, c‘è un bello staff e una bella squadra. In estate ho avuto molti contatti, ma le offerte non mi convincevano. E ho aspettato. È vero che non giocavo dal 24 maggio, ma nel frattempo mi sono tenuto in forma con un mio amico di Valencia».

EL MEJOR «Il soprannome el mejor (ride, ndr), sinceramente, non lo so. Però, dove sono stato ci sono rimasto per vari anni: la gente attorno a me, i tifosi, mi sono sempre stati grati. Alla fine  è il mister che decide l‘undici titolare, ma avere il riconoscimento da parte di tutti è la cosa più bella».

PERCHÉ SÌ? «La verità è che gli anni passano per tutti. Inizio a vedere tantissimi giovani che iniziano la carriera, ma a me la passione non passa. Io non conoscevo il campionato italiano, ma ho tanti colleghi che mi hanno parlato bene di questa realtà. È stata una decisione difficile per certi versi, ho diverto cambiare diverse cose come la lingua: è vero che italiano e spagnolo sono lingue simili, ma ho dovuto comunque spostare la mia famiglia. Siamo qui, io spero di essere pronto il prima possibile».

SENTIRSI TITOLARI «Si vedrà alla fine. Io sono arrivato a metà, quindi lo vedremo alla fine. Ho avuto la fortuna di giocare tanto, Spero di giocare presto».

IL RAPPORTO CON CORVI «Secondo me la cosa più importante è, se uno sente un‘esigenza, che è bello aiutare i compagni. A Verona sapevo che per lui (Corvi, ndr) era importante. Non era facile, credetemi. Ha fatto una gran partita, si è meritato gli applausi di tutti. E il mio augurio è che continui così sempre».

IL PIÙ ESPERTO DELLA SQUADRA «Io sono da esempio per loro, ma sotto tanti aspetti anche loro sono da esempio per me. Conta la voglia, la fame di giocare per dire un domani di aver avuto una bella carriera. È vero, l‘età passa, ma la voglia è sempre la stessa. La cosa più importante è quella: ci aiutiamo tutti l‘un l?altro».

DOVE MIGLIORARSI «Tutti vogliamo migliorarmi, come persone e come giocatori. Se dovessi pensare a una caratteristica sui cui vorrei migliorarmi, è la collaborazione e giocare il minutaggio più alto possibile. E, se non posso essere d‘aiuto dentro il campo, voglio esserlo fuori dal campo con i miei compagni che avranno un po‘ più di sconforto».

L‘IDOLO CAÑIZARES «Come portieri, i miei riferimenti sono stati Santiago Cañizares, con il quale ho condiviso lo spogliatoio a Valencia, e Iker Casillas, con il quale ho avuto la fortuna di giocare contro, ma è stato fonte di ispirazione. Da Santiago ho ricevuto ottimi consigli e ora io cerco di fare oggi quello che lui ha fatto con me: dare un contributo ai più giovani».

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