
Da Bergamo a Bergamo, così s’è persa la leadership…
All’anti-vigilia della sfida in casa dell’Atalanta il Parma ha, prima di tutto, una missione che esula dalla speranza (flebile) di tornare con dei punti dalla New Balance Arena. Ai crociati serve, anzitutto, trovare una leadership di gruppo che s’è persa.
Il gruppo dei gialloblù che sta affrontando, a stento, la Serie A 2026/2027 sembra essere privo di vere e proprie guide spirituali e anche di uno spirito. Una carenza della quale è consapevole anche Federico Cherubini che, senza troppi giri di parole, l’ha esternata pubblicamente nella sua conferenza stampa pre-Udinese: «La leadership, negli anni, è sempre stata distribuita nel gruppo e non nei singoli – le parole dell’AD del club ducale –. Collettivamente, quel fuoco e quello spirito che sono stati elementi decisivi nella costruzione dei recenti risultati positivi, vanno ritrovati».
UNA NOTTE MAGICA Capo d’imputazione che non poteva essere rivolto al Parma versione 2024/2025, che il dirigente umbro aveva ereditato al suo arrivo a metà del guado. Quella squadra, condotta da febbraio da mister Cristian Chivu, aveva raggiunto il suo apogeo proprio in terra bergamasca in una memorabile serata, valsa una trionfale salvezza grazie a una vittoria in rimonta (da 2-0 a 2-3) sugli uomini allenati, per l’ultima volta, da Gian Piero Gasperini. Bisogna, dunque, riavvolgere indietro il nastro fino al 25 maggio 2025 per tornare a una data e a un luogo che avrebbero dovuto - e potuto - rappresentare un punto di partenza per il club parmigiano. Ma, a distanza di un anno e mezzo, la sensazione è che sia stato piuttosto un punto d’arrivo.
COSA È RIMASTO Da Bergamo a Bergamo: 526 giorni dopo, il Parma è stato smontato; di quella squadra non è rimasto, poi, molto. Lunedì il Parma si presenterà in casa dei nerazzurri con pochissimi reduci da quell’impresa: i soli Delprato, Keita e Valeri tra i titolari di quella sera; Bernabé (che subentrò), Almqvist e Corvi (destinato verosimilmente alla seconda di fila in panchina, per far spazio a Daffara) tra le riserve. L’altro presente in campo, quella sera, sarebbe Valenti, ma per motivi comportamentali il Parma ha deciso di fare a meno della sua presenza in questa stagione, mettendolo fuori rosa. Tutti gli altri sono stati, via via, ceduti o non rinnovati - come nel caso di Vogliacco e Cancellieri, unici due in prestito (ma con diritto di riscatto) rispetto agli altri 24 giocatori di proprietà chiamati da Chivu per l’ultimo atto di quella stagione - e sostituiti da interpreti che ancora non sembrano essersi calarti nella nuova realtà o, peggio ancora, che sono arrivati nel Ducato solo di passaggio sulla base di ingaggi a breve termine, condizionati da riscatti a cifre che non verrano mai sborsate dal portafogli di Kyle Krause.
IN BATTAGLIA SENZA SOLDATI Una rivoluzione smodata degli interpreti - che, troppo spesso, in fase di calciomercato ci si scorda essere degli uomini, con i propri valori, prima ancora che calciatori - ha portato quel Parma a essere oggi un lontano parente della squadra che il tecnico Alberto Gilardino si ritrova a dover gestire tra mille difficoltà, in mezzo alle quale si ravvisa in modo evidenza la mancanza di una guida carismatica. Delprato, modello da seguire per tutti i più giovani compagni, aveva sempre avuto accanto a sé graduati del calibro di Djurić, Estévez ed Hernani e, in seconda battuta, fedeli soldati quali Bonny, Circati, Hainaut e Pellegrino che con il lavoro lavoro contribuivano a fortificare le certezze di un gruppo.
LA SOLITUDINE DEL N°13 Oggi il 27enne capitano - uscito finanche depotenziato dall’estenuante telenovela estiva per il rinnovo del contratto - non ha più gli stessi riferimenti nello spogliatoio. Se si escludono i vecchietti Sierro e Diego Carlos, da poco arrivati e con un idioma completamente differente, l’unico riferimento nello spogliatoio con un po’ di trascorso è il terzino sinistro Valeri, di un anno più grande del compagno della fascia opposta. I due difensori - seguiti dal giovanissimo collega Drobnič e dai portieri Corvi e Daffara - erano stati i primi a metterci la faccia e ad accompagnare la squadra sotto la Curva Nord per ascoltare le motivazioni (e i fischi) dei Boys dopo l’assordante ko casalingo per 0-3 contro il Torino. Una scena vista e rivista anche nella passata stagione - basti ricordare gli indigesti bocconi amari contro Lecce, Lazio e Cremonese –, ma a cui si accompagnava il conforto di avere uno spogliatoio unito e ben indirizzato da una leadership sicura: perso Estévez in estate, sembra essersi sgretolata questa certezza. E il Parma è ancora in cerca di un’identità, dentro e fuori dal campo.
A BERGAMO PER RICOSTRUIRSI La partita di lunedì contro la Dea rappresenta un ostacolo (quasi) insormontabile: i crociati dovranno provare ad alzare l’asticella, almeno dal punto di vista della responsabilità e della personalità nell’affrontare un avversario contro il quale fare risultato sarà compito arduo. Riuscire, però, a mettere in campo queste qualità potrebbe essere la miglior risposta per restituire segnali incoraggianti al Gila e a tutti i tifosi. La tappa di una nuova ricostruzione verso la salvezza dovrà essere ancora una volta Bergamo, là dove 526 giorni fa si erano gettate le basi per edificare le fondamenta di un gruppo che, purtroppo, non ha resistito a lungo nel tempo.
