DIARIO CROCIATO / CHIAMAMI, SE VUOI, CASSANDRA…

(Gmajo) – Chiamami, se vuoi, Cassandra. In effetti che abbia un’inquietante attitudine profetica (che semplicemente, definirei buon senso), è acclarato da anni di alert da Grillo Parlante, che, sovente, altri (specie i destinatari delle premonizioni) tenderebbero a schiacciare come un fastidio, anziché far proprie le riflessioni pronunziate a fin di bene. Come ieri: apertura di Anteprima Parma, il consueto format che precede le sfide dei Crociati, vista l’infelice collocazione temporale, seguita dal “tubo” anziché in loco (dove, però avevamo il preziosissimo corrispondente Vincenzo Bellino), il mio primo pensiero è corso al ballottaggio, per me improvvido, tra Corvi e Suzuki.

Nota bene:  (mi era, sì, arrivata, per interposta persona, l’indiscrezione che tra i pali ci sarebbe stato con ogni probabilità, il rientrante nipponico, sostenuta giovedì sera con una certa sicumera dal sempre ben informato Ampollini (sulla questione stadio, tuttavia, deve ancora mangiare degli anolini…), però, appunto, quel dono che condivido con la mitologica figura greca, mi spingeva, ulteriormente a sostenere che avvicendare i numeri uno sarebbe stato un pessimo affare, soprattutto per il povero Suzuki, messo in modo controproducente in vetrina.

Dal momento che ho preso su del trinariciuto, immagino per la mia fissa del collettivo (comunque non sono comunista, ma democristiano, ed assolutamente non per il prodotto della fusione all’alba della seconda repubblica) e per il 6 politico dato a tutti i protagonisti (si fa per dire) della gara di Firenze (incluso Troilo, con scorno di qualche permaloso che ama l’ironia, purché non tocchi lui), non voglio scendere in contraddizione con me stesso, parlando di dovuta gratitudine che si sarebbe dovuta avere nei confronti di un singolo, nella fattispecie, Edo Corvi, il quale, giocando soprattutto contro il fuoco amico – meglio: interno – ha sciorinato prove sempre ineccepibili, talune terminate col clean sheet, e col premio MVP, ma non andava trascurato il dettaglio che, con lui tra i pali, la squadra del Parma ha fatto registrare una media punti quasi doppia rispetto a quella del suo concorrente.

Proprio il goffo harakiri del ragazzone, in apertura di partita, ha dimostrato in modo cristallin o quanto andavo predicando, ossia che non fosse affatto pronto per il rientro, così, come, invece, giudicato dai professionisti pagati per valutarlo e prendere le relative decisioni in merito. A questo proposito, per me, il principale responsabile della scelta è il capo macchina, ossia il CEO Cherubini, il quale ama lascia i meriti agli altri (tipo la stessa scelta del Mister che lui ha attribuito ad una pazza idea di Pettinà), ma quando questi meriti, come il decidere di fare giocare ieri Suzuki (“scelta dell’allenatore, non ci sono motivazioni economiche”), si trasformano in colpe, questa generosità somiglia parecchio ad uno scaricabarile. Unica attenuante, la circostanza che lo Sio avesse parlato a Sky, come d’abitudine, prima della partita, perché figurarsi se qualche volta ci mettesse la faccia dopo (specie quando le cose vanno male…).

Io non so chi sia lo spin doctor che ha suggerito al mister di immolarsi personalmente per difendere, in sala stampa, il malcapitato Suzuki arrampicandosi sugli specchi nella conferenza post gara: se ancora cuesti (Cuesta e lo Spin) non lo han capito, sono proprio queste le cose che danno fastidio, per lo meno in questa piazza provinciale fin che si vuole, ma che non ama essere presa per i fondelli: certe iperboli finiscono per azzerarti l’indice di gradimento, che si era appena alzato grazie alla striscia dell’ultimo mese valsa 11 punti, bruscamente interrottasi ieri. Dichiarazioni del tipo Ha dato tutta la vita per la sua squadra e il suo Club, sappiamo il suo livello e lo sosteniamo più che mai. Zion è un giocatore importantissimo per noi. Anche oggi, durante la partita, ha fatto interventi di alto livello” sono semplicemente irricevibili.

Se poi aggiungiamo che all’allenatore è piaciuta la reazione, allora mi viene da dubitare ancor di più, visto che l’aspetto più negativo di ieri è stata la totale assenza di reazione dopo il micidiale uno/due auto-infertoci con la doppia autorete nel giro di un minuto, che, capisc