
A Como piccoli segnali di crescita, ma col Genoa è già un crocevia
La sconfitta di ieri sera a Como porta in dote piccoli segnali positivi. Soprattutto nel reparto offensivo, quello più martoriato dalle critiche e dai problemi.
Lo dicono i numeri del Parma: 12 tiri, 4 in porta, 4 grandi occasioni create. Certo, il Como ha prodotto il doppio: 25 tiri totali (21 dentro l’area di rigore), 7 nello specchio della porta. Ma contro un avversario di spessore come la squadra di Fabregas è quasi scontato.
Per il resto la truppa guidata da Carlos Cuesta ha tenuto botta come dimostrano le statistiche dei km percorsi: 112 (contro i 111 degli avversari). Ma a parte i numeri, il Parma ha dato un’impressione diversa rispetto alle precedenti partite contro Monza e Cremonese (Coppa Italia). Si è vista una squadra più cattiva, con una discreta organizzazione difensiva e qualche sporadica idea offensiva. Niente di clamoroso, intendiamoci, ma di questi tempi bisogna aggrapparsi a qualunque cosa, anche perché la prossima sfida contro il Genoa rischia di essere un pericoloso crocevia.
Si affronteranno due squadre ancora a secco di vittorie (1 punto in classifica a testa) e con il peggior attacco della Serie A (2 gol fatti). Una partita che anticipa la lunga sosta (20 giorni) per gli impegni delle nazionali, da sempre periodo di confronto, svolte, riflessioni e rivoluzioni.
La panchina di mister Cuesta non è a rischio, ma è chiaro che serviranno delle risposte in tempi brevi onde evitare di rimanere ancorati nei bassi fondi della classifica e sviluppare una negatività che, nella maggior parte dei casi, non porta a nulla di buono.
