
La critica ingenerosa di Simonelli: «Tardini mezzo vuoto». Calano gli abbonati
Il presidente della Lega Serie A Ezio Maria Simonelli non ha usato mezzi termini per riaccendere la discussione sugli stadi mezzi vuoti. Ai microfoni di Radio Anch’io Sport (radio Rai 1) ha puntato il dito contro l’affluenza registrata allo stadio Tardini in occasione di Parma-Cagliari, prima giornata di campionato.
Dobbiamo invece evitare le tribune mezze vuote, come si è visto sabato a Parma. Uno stadio mezzo vuoto è un aspetto non bello che diamo del nostro calcio ha dichiarato Simonelli. Parole nette, che però rischiano di fotografare solo una parte della realtà.
La partita Parma‑Cagliari si è giocata nel weekend immediatamente successivo a Ferragosto, uno dei periodi dell’anno in cui Parma - come gran parte d’Italia - si svuota. Famiglie in ferie, studenti fuori città, rientri scaglionati: il 22 agosto è tradizionalmente una data morbida per qualsiasi evento pubblico, figuriamoci per una gara di campionato collocata in piena estate.
Ridurre tutto a un giudizio estetico sugli spalti rischia di essere un’analisi superficiale, soprattutto se arriva da chi dovrebbe conoscere le dinamiche del calendario e dell’affluenza.
Sabato sera al Tardini erano presenti complessivamente 15.365 spettatori, come comunicato dalla società gialloblù. La quota abbonati è di 11.907 tifosi, in calo rispetto alla stagione precedente (13.329). Nel settore ospiti erano presenti 488 tifosi del Cagliari.
Non sono numeri da grande evento, certamente, ma le attenuanti non sono da sottovalutare, senza dimenticare che la capienza attuale dello stadio Tardini è di poco più di 22mila spettatori.
In definitiva, se l’obiettivo di Simonelli è davvero riportare più gente allo stadio in tutta Italia (non solo a Parma), allora serve una riflessione più ampia: orari, date, servizi, prezzi, comunicazione.
Le critiche del presidente della Lega Serie A hanno acceso un dibattito utile, ma incompleto. Parma‑Cagliari non può essere presa come esempio di un problema strutturale, perché il contesto stagionale ne ha condizionato inevitabilmente l’affluenza. E forse, prima di parlare di stadi mezzi vuoti, sarebbe opportuno guardare anche al calendario e alle abitudini dei tifosi italiani e non solo agli interessi, seppur leciti, delle pay tv e piattaforme streaming.
