
Al Museo Ceresini il libro di Perinetti fa luce sul tema dell?anoressia
Il Museo Ernesto Ceresini dello stadio Ennio Tardini è stato il luogo in cui Giorgio Perinetti - ex direttore sportivo e generale di molti club italiani - ha presentato il suo libro Quello che non ho visto arrivare, scritto insieme al giornalista Michele Pennetti.
Moderato dal giornalista sportivo Sandro Sabatini, l‘incontro ha visto un Perinetti che si è lasciato andare a una conversazione intima, raccontando la storia di sua figlia Emanuela, venuta a mancare nel 2023, alla giovane età di 33 anni, a causa di un‘anoressia nervosa. Grazie alla sua testimonianza e all‘intervento di Chiara Celentano - rappresentante dell‘associazione italiana disturbi dell‘alimentazione e del peso - si è affrontato il tema delicato dei disturbi del comportamento alimentare: «Nella prima parte del libro si legge di un genitore che non sa come comportarsi. Nel finale, nonostante l‘epilogo tragico, ho voluto lanciare un messaggio, Emanuela non ce l‘ha fatta, ma altre Emanuela possono farcela: è questo l‘obiettivo».
Perinetti ha ringraziato il Parma Calcio 1913 – rappresentato dal CEO Federico Cherubini e dal Football Director Alessandro Pettinà, assieme ad altri dirigenti - per aver avuto la sensibilità di ospitare il racconto di un tema così delicato: «Il fatto che questa attenzione venga da una società del mio mondo mi dà grande gioia e conforto».
Perinetti ha confessato l‘emozione di essere ospitato nel museo che porta il nome di un amico: «Sono molto emozionato, perché siamo in una sala che si chiama Ernesto Ceresini: un presidente di grande visione e di grande umanità, di un calcio che forse oggi facciamo fatica a riconoscere nel nostro mondo un po‘ caotico. È stata una grande persona, sono felice di essere qui stasera in una sala che porta il suo nome».
Il dirigente romano ha, poi, raccontato di alcuni bei ricordi legati al Parma Calcio: «Ricordo una trattativa fatta con Ceresini, per portare a Roma un ragazzo straordinario, Signorini. Mi piace ricordarlo, perché è stato sfortunato, ma è stato anche un grande giocatore e una grande persona; devo anche ricordare che io, da giovane dirigente alla Roma, accolsi un grande calciatore arrivato dal Parma, che sarebbe poi diventato un grande allenatore, Carlo Ancelotti».
Il settantacinquenne dirigente sportivo, con oltre quarant‘anni di carriera alle spalle, ha concluso l‘evento dicendo che «il calcio ci aiuta ad andare avanti, a superare anche le cose più dure, ci aiuta a vivere e a pensare positivo» e sottolinenando che «questo libro è un messaggio che Emanuela ha voluto mandare, speriamo che altre Emanuela possano raccoglierlo».
(di Simone Nasso)
