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L‘assurda polemica: la Pro Vercelli istiga e offende il Parma risponde
L’assurda

Parole di fuoco che offendono la normale intelligenza di tifosi e addetti ai lavori. Parole ignoranti, diffamatorie, che contengono accuse e illazioni pesanti. Sono quelle pronunciate ieri sera dal patron della Pro Vercelli e consigliere della Lega di serie B Massimo Secondo. “Nel primo tempo avevamo trovato il gol, bisognerebbe capire bene il perché: dalla tribuna non si è capito, così come non mi è chiara l‘espulsione di Konatè. Capisco che oggi giocavamo contro il Parma di Tanzi, Ghirardi, e già l‘anno scorso nella semifinale playoff con il Pordenone l’avevano dimostrato; sono una squadra importante, ma un minimo di rispetto credo lo meriti anche la Pro Vercelli…“.

Il Parma ha risposto a tono: “Dal primo giorno della sua fondazione, il Parma Calcio 1913 ha deciso di non commentare mai, per scelta, episodi arbitrali, né ha mai cercato alibi fuori dal campo in caso di sconfitta. Vengono menzionati personaggi che nulla hanno a che fare con l‘attuale società, rinata dalle ceneri di un fallimento, ma vengono fatte pesanti allusioni che non possono essere accettate. Il Parma Calcio 1913 non è più disposto a tollerare affermazioni che vanno ad intaccare il suo nome, la sua immagine e la sua integrità. Per questo motivo la società crociata auspica che, al di là delle eventuali iniziative da parte degli organi competenti, il presidente della Pro Vercelli abbia almeno il buon senso di scusarsi“.
Scuse o non scuse, le parole di Secondo sono gravissime, perché tendono a mistificare la realtà, oltre che a provocare l’ambiente Parma. Un uomo di calcio, un presidente e un consigliere di Lega non può sparare “cazzate” di questo tipo senza dover rendere conto a nessuno.
Tanzi e Ghirardi sono i mostri del passato, il presente è un’altra cosa. Tirare fuori gli scheletri dagli armadi è un tentativo becero di farsi giustizia. Una giustizia fondata sul niente, perché basta rivedere le immagini tv per smontare le tesi, le accuse e gli insulti gratuiti di Secondo.

L’espulsione di Konatè è limpidissima, il giocatore stacca il braccio del corpo per spingere Baraye a terra. Fallo da ultimo uomo e rosso diretto. Non è un’interpretazione dell’arbitro e dei suoi assistenti, bensì una regola del gioco calcio. E non si può dire, come ha fatto Grassadonia a fine gara, che Baraye non era diretto in porta. E dove se no, al bar?

Il fallo di mano di Ghiglione sul cross ravvicinato di Di Gaudio è lampante. Fallo involontario, per carità, ma il braccio è abbondantemente staccato dal corpo. Il regolamento Aia dice che bisogna valutare “la distanza tra l‘avversario e il pallone (pallone inaspettato)”. E su questo punto in effetti qualche dubbio potrebbe esserci. Ma il problema non sussiste perché l’arbitro, il signor Martinelli di Roma, non ha fischiato nulla e ha fatto proseguire il gioco.
L’altra questione sul tavolo è il gol annullato a Morra nel primo tempo: le immagini tv non chiariscono del tutto, ma la sensazione di molti è che l’attaccante piemontese non fosse in linea con l’ultimo difensore crociato (Gagliolo). Questione di centimetri, certo, ma il dubbio propende più sul fuorigioco che sul non fuorigioco.

Tanto per non per perdere il contatto con il mondo reale: il Parma ha vinto 3-0, tutti e tre i gol sono regolari. L’espulsione di Konatè pure (limpidissima), che poi è l’episodio centrale che ha cambiato la partita e spianato la strada al successo gialloblù, il quarto consecutivo al Tardini. Quarto.
Tutto questo per dire che la rabbia di Secondo, in perfetto stile italico (lamentarsi potrebbe produrre un credito per la prossima partita), può essere anche comprensibile dopo una sconfitta, ma non giustificata. Anche perché i fatti e le immagini tv dicono tutt’altro. Le accuse successive sono diffamatorie e tendono a rappresentare una realtà che non esiste. Materiale per gli avvocati.
Tanzi e Ghirardi, per fortuna, non rappresentato più il Parma. Anzi, questi due personaggi lo hanno distrutto e stuprato. E le parole di Secondo sono uno dei tanti effetti collaterali del disastro creato da due personaggi che in città hanno ricevuto decine di premi e riconoscimenti, ma che in realtà hanno creato disastri e distruzione. E questa è una verità.

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